L’estate 2026 è stata una delle più calde mai registrate in Sardegna, con diverse ondate di calore consecutive e molte giornate sopra i 40 gradi. Gli incendi sono aumentati rispetto al 2025, così come la superficie percorsa dal fuoco: oltre 10.000 ettari, rispetto alla media 2014-2025.
L’ambiente è stato pesantemente compromesso: habitat distrutti, tane, nidi e cuccioli inceneriti, milioni di animali divorati dal fuoco. Gli incendi hanno distrutto le risorse alimentari e il caldo torrido ha colpito duramente la fauna selvatica, in particolare gli uccelli.
Ai fenomeni citati si sommano i piani d’abbattimento previsti, strumenti obsoleti, eticamente inaccettabili ed evidentemente inefficaci, spesso attivati in risposta ad emergenze costruite a tavolino. Le vere cause — antropizzazione del territorio, riduzione dell’habitat, carenza di cibo e acqua dovuta a fattori climatico-ambientali eccezionali e pressione venatoria — possono essere affrontate con soluzioni innovative e non cruente, come i dissuasori tecnologici stradali e l’immuno-contraccezione, proposti da LAV da anni.
L’azione venatoria sarà devastante per gli animali già terrorizzati, debilitati dalla fame e dalla sete, che nelle battute sfuggono all’uccisione e all’agonia del ferimento.
LAV chiede l’applicazione dell’art. 19 della Legge 157/92, che consente di annullare l’apertura della stagione venatoria ‘per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche o per malattie o altre calamità’.
LAV chiede alla Giunta regionale un atto politico coraggioso, svincolato dalle pressioni del mondo venatorio. Lo chiedono i cittadini, in gran maggioranza contrari alla caccia: un’esigua minoranza in costante calo, 31.137 in Sardegna nella stagione 2025-2026 (fonte LAC), con un’età media tra i 60 e i 65 anni.
Un sondaggio Ipsos recente mostra che 8 italiani su 10 ritengono la caccia eticamente inaccettabile. Un sondaggio europeo di Eurogroup for Animals riporta che l’83% degli italiani desidera sistemi non letali per la gestione della fauna selvatica.
La caccia è anche causa diretta di incidenti gravi e mortali: la stagione 2024-25 ha consegnato alla Sardegna il primato nazionale delle vittime umane con 4 morti e 7 feriti, stesso primato nella stagione 2019-20 con 3 morti, 9 feriti (fonte Associazione Vittime della Caccia).
Non va dimenticato l’inquinamento da piombo: fino a 10.000 tonnellate di pallini all’anno in Italia (studio ISPRA), con gravi conseguenze per selvatici e uomini.
Il randagismo canino in Sardegna ha inoltre la sua principale fonte nell’attività venatoria: migliaia di cani da caccia, spesso tenuti in condizioni precarie, sono liberati per le battute. Molti si perdono nei boschi, spesso non chippati e quasi sempre non sterilizzati alimentando la popolazione dei randagi.
All’orizzonte la minaccia della PdL 2984 ‘Sparatutto’, in discussione alla Camera, che permetterebbe di sparare per periodi ancora più lunghi e in luoghi fino a oggi tutelati ad ancora più specie animali: una soluzione finale catastrofica per i selvatici.
LAV si aspetta un atto di tutela per i selvatici in seguito a un’estate devastante, nel pieno rispetto delle norme vigenti.
LAV — Lega Anti Vivisezione





















