A distanza di quindici anni dalla sottoscrizione del Protocollo, il progetto di rilancio del polo industriale di Porto Torres è largamente incompiuto: sono stati realizzati soltanto il centro di ricerca e due impianti, mentre risultano ancora irrealizzati numerosi interventi strategici, fra cui la centrale a biomasse, le bonifiche procedono con estrema lentezza e gli obiettivi occupazionali originariamente previsti sono rimasti sostanzialmente disattesi, con circa 500 addetti diretti e 150 dell’indotto a fronte delle circa 2.400 unità inizialmente prospettate.
Nel 2022, con il decreto-legge n. 17 era stata prevista l’istituzione di una cabina di regia nazionale, finalizzata al coordinamento e all’attuazione del progetto della Chimica Verde in Sardegna, ma – nonostante gli impegni assunti dal Governo nel luglio 2025 – la cabina di regia non è mai stata convocata. Tanto che il 15 luglio 2026 – durante un’assemblea pubblica -, le organizzazioni sindacali hanno annunciato l’avvio di un’azione legale nei confronti della Presidenza del Consiglio dei ministri.
“A luglio dello scorso anno, rispondendo a una mia interrogazione in Commissione, il Mimit aveva assicurato la convocazione della cabina di regia finalizzata al coordinamento e all’attuazione del progetto della Chimica Verde a Porto Torres, ma da allora nulla è successo” denuncia la deputata Francesca Ghirra “Ho presentato due nuove interrogazioni al ministro Urso perché la situazione è molto preoccupante.”
“Il sito industriale di Porto Torres è stato escluso sia dagli investimenti nella chimica di base sia da quelli relativi alla chimica verde, nonostante quest’ultima dovesse rappresentare il principale elemento di rilancio e riconversione del polo industriale sardo” continua la deputata “Eppure il piano di trasformazione industriale di Versalis prevede investimenti pari a 2,5 miliardi di euro per la riconversione della chimica di base verso produzioni a maggiore valore aggiunto, destinati alla tutela dell’occupazione e alla realizzazione di nuovi interventi industriali, ma solo nei siti di Brindisi, Priolo e Ragusa.”
“Il territorio di Porto Torres ha già sopportato per decenni le pesanti conseguenze ambientali, sanitarie, economiche e sociali delle attività petrolchimiche e non può essere ridotto a semplice area di servizio, né ricevere in eredità disoccupazione, contaminazione e impianti abbandonati” prosegue la deputata “Cosa pensa di fare il Governo? Come ha vigilato sull’operato di Versalis per salvaguardare la produzione e l’occupazione del sito sardo?”
E ancora: “Un anno fa il Ministro delle imprese e del made in Italy aveva assicurato che il Governo avrebbe operato affinché la riconversione degli impianti Versalis diventasse «un modello di sostenibilità industriale», ma l’esclusione di Porto Torres dal piano di investimenti presentato da Eni, l’assenza di prospettive industriali definite e la persistente incertezza sul futuro delle lavoratrici e dei lavoratori dimostrano come gli impegni allora solennemente assunti dal Governo siano rimasti sostanzialmente disattesi”
“Vogliamo sapere se il Governo sapesse dell’esclusione di Porto Torres dal piano di investimenti di Versalis e quali iniziative intenda assumere. Chiediamo che venga convocato urgentemente un tavolo istituzionale con Eni, la Regione Sardegna, gli enti locali e le organizzazioni sindacali, al fine di definire un piano industriale specifico per il sito, con investimenti certi, risorse, cronoprogrammi e garanzie occupazionali” conclude Ghirra “Chiediamo che le bonifiche siano completate in tempi certi, verificando risorse e responsabilità, e che le aree non più necessarie alle attività produttivela siano restituire al territorio, per valutare la creazione di nuovi insediamenti industriali sostenibili e la creazione di occupazione stabile.”




















