“Ancora una volta, di fronte a disagi urbani e criticità gestionali, si prova a trasformare gli animali nel bersaglio più facile. Questa volta tocca alle cornacchie, descritte come “aggressive” e pericolose per i cittadini sulla base di segnalazioni vaghe, lamentele generiche e riferimenti a presunti “attacchi ai cestini dei rifiuti”, ben lontani dal configurare una reale emergenza di sicurezza pubblica.
È un copione che si ripete da anni anche per altre specie selvatiche: si amplifica la percezione del pericolo, si alimenta la paura e si prepara il terreno alla richiesta di abbattimenti proponendo l’uccisione degli animali come l’unica soluzione inevitabile.
In decenni di presenza sul territorio LAV non ha mai registrato un fenomeno di attacchi reali delle cornacchie alle persone. Gli episodi descritti vengono spesso ricondotti in modo improprio ad una presunta “aggressività” animale, quando invece sarebbe necessario distinguere tra comportamento naturale, difesa del territorio e dei piccoli, ricerca di cibo e cattiva gestione dell’ambiente urbano.
LAV esprime piena solidarietà alle persone coinvolte in episodi che abbiano comportato ferite o spavento. Ma proprio per rispetto della verità dei fatti, occorre evitare ricostruzioni strumentali che trasformano singoli eventi, spesso complessi e da verificare con attenzione, in campagne contro un’intera specie.
I veri pericoli per la sicurezza dei cittadini non sono le cornacchie. A destare seria preoccupazione è piuttosto la persistente normalizzazione della violenza sugli animali e l’idea che la doppietta sia la risposta ordinaria a ogni criticità. Anche i dati relativi agli incidenti venatori dimostrano che esistono rischi ben più concreti per l’incolumità pubblica, compresi quelli che coinvolgono non cacciatori.
Le cornacchie sono animali selvatici che cercano di sopravvivere in ambienti sempre più ostili, alterati e invasi dall’essere umano. Attribuire loro una pericolosità sociale senza dati seri e verificabili significa costruire un nemico artificiale e legittimare una risposta violenta.
Ogni animale, se minacciato o messo alle strette, può difendersi. Scambiare l’autodifesa o il comportamento naturale per “aggressività'” è un’operazione distorta, che serve soltanto a suscitare ostilità verso specie di volta in volta considerate scomode.
L’uccisione degli animali non rappresenta una soluzione, ma un fallimento: etico, culturale e spesso anche pratico. È il segno dell’incapacità di amministrare la convivenza con le altre specie in modo civile e non cruento. Da anni si ripropongono politiche fondate sul contenimento armato e sull’eliminazione degli animali, ma senza affrontare davvero le cause dei conflitti e dei disagi. Si preferisce colpire gli effetti invece di intervenire in modo strutturale sulle responsabilità umane e sulla gestione del territorio.
Per questo LAV si oppone con decisione a questa impostazione e rinnova l’invito alle istituzioni ad aprire un confronto serio con le associazioni animaliste e con le competenze scientifiche, per costruire risposte non cruente, proporzionate e rispettose degli animali: corretta gestione dei rifiuti, messa in sicurezza dei punti di raccolta, cassonetti anti-intrusione, dissuasori, interventi di prevenzione, studio del contesto urbano e, dove praticabili, metodi ecologici di controllo della fertilità.
In questo quadro desta ulteriore preoccupazione il ddl sulla caccia oggi al centro del dibattito pubblico, che conferma e rafforza una visione specista e violenta del rapporto con gli animali e rappresenta il punto di approdo di questa cultura: più spazio alle armi, meno tutela per gli animali, meno investimento sulla prevenzione e sulla convivenza.
La tutela della sicurezza urbana non passa dall’abbattimento delle cornacchie. Passa da amministrazioni capaci di affrontare i problemi senza trasformare gli animali nel capro espiatorio di ogni disagio.
La convivenza con gli animali selvatici va governata, non militarizzata. Una società evoluta, civile e rispettosa della vita non elimina gli animali quando diventano visibili. Impara a convivere con loro senza trasformare la loro esistenza in una condanna a morte”, spiega in una nota la Lav.





















