Nei giorni scorsi, al Parco di Monte Claro, è stata trovata gravemente danneggiata la targa che ricorda le vittime dell’eccidio di Sabra e Shatila: circa 3000 persone, in gran parte donne, anziani e bambini, uccise a Beirut nel 1982 con la complicità, ammessa dalla stessa Israele, del suo esercito allora occupante. Il danneggiamento è stato denunciato alle autorità.
Negli stessi giorni, in Piazza del Carmine, una coppia con una bandiera palestinese è stata avvicinata da due persone che si sono dichiarate israeliane. Con fare aggressivo, a distanza ravvicinata, hanno intimato loro di togliere la bandiera gridando “terroristi di Hamas go home”, fino a mimare un gesto di sputo. Solo dopo l’intervento di altri passanti si sono allontanate.
Questi episodi si inseriscono in un contesto più ampio: l’arrivo a Cagliari-Elmas di voli diretti da Tel Aviv, con a bordo – secondo quanto riportato da più testate e denunciato dalle associazioni del territorio – gruppi legati a riservisti dell’esercito israeliano, ospitati in resort dell’isola sotto scorta delle forze dell’ordine italiane.
Leggiamo questi fatti come espressioni di una stessa logica: negare i diritti dei palestinesi e voler imporre, anche con la forza, la propria pretesa superiorità anche nella nostra città. È il sionismo: il progetto politico suprematista che ha fondato lo Stato di Israele, espressione del colonialismo di insediamento europeo.
Non stiamo dicendo che chi arriva su quei voli sia sospettabile per il solo fatto di provenire da Israele. Chiediamo però alle autorità italiane competenti di fare ciò che è previsto dal diritto internazionale oltre che dal buon senso: verificare, tra chi entra nel Paese, l’eventuale presenza di persone raggiunte da mandati di arresto o con accertate responsabilità per crimini di guerra o contro l’umanità, così come richiesto dalla Corte Penale Internazionale.
Una città che accoglie non può chiudere gli occhi: né davanti a chi vorrebbe cancellare la memoria di un massacro, né davanti a chi pensa di poter dare ordini anche qui, né davanti alla logica che rende questi fatti possibili.
Continueremo a ricordare Sabra e Shatila, a stare nelle piazze, a portare quella bandiera, scrive sui social l’Associazione Amicizia Sardegna Palestina.