Si terranno a Iglesias venerdì 16 ottobre h 18:00 in via san Salvatore 25, sede WarFree e sabato 17 ottobre h 18:00 via Savoia 18, ex Colonia Campestre a Sassari, due assemblee pubbliche dal titolo “Una cittadinanza senza confini. Lavoro, diritti, istruzione, pace”, un momento aperto di confronto sui temi delle migrazioni, della cittadinanza, strettamente collegati ai diritti sociali e del lavoro.
L’iniziativa vuole mettere al centro una prospettiva che rifiuta la contrapposizione tra lavoratrici e lavoratori italiani e migranti. Precarietà, bassi salari, lavoro nero, diritto di voto, difficoltà nell’accesso alla casa, all’istruzione e ai servizi non possono essere affrontati dividendo le persone sulla base della provenienza, ma estendendo diritti e tutele a tutte e tutti.
L’incontro sarà occasione per discutere criticamente sull’evoluzione delle politiche sull’immigrazione e sulla cittadinanza e quelle narrazioni che, nel corso dei decenni, hanno associato la presenza migrante alla competizione per il lavoro, all’insicurezza o alla riduzione delle opportunità per chi è italiano.
Il punto di partenza è un altro: la cittadinanza non è soltanto uno status giuridico, ma l’insieme concreto dei diritti che permette di partecipare pienamente alla vita sociale, politica, culturale ed economica. Troppi di questi diritti sono oggi messi in discussione anche per coloro che possiedono la cittadinanza italiana.
Per questo parlare di una “Cittadinanza senza confini” riguarda tutte e tutti. Accettare che una parte della popolazione possa vivere e lavorare con meno diritti significa rendere più fragili i diritti di tutti. Se diventano accettabili salari più bassi, lavoro nero, precarietà, ricattabilità e sfruttamento nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori migranti, quelle stesse condizioni rafforzano l’attacco ai diritti del Lavoro e ai salari in corso in Italia, attacchi che coinvolgono a cascata scuola e sanità pubbliche. A questo proposito, per il PCI è indispensabile ricostruire quel Cantiere dei diritti sul Lavoro, diritti su cui si basano tutti i diritti sociali e civili che tutelano l’essere cittadini e cittadine in una società autenticamente democratica.
Difendere ed estendere i diritti delle persone migranti significa quindi difendere tutte le conquiste storiche delle lavoratrici e dei lavoratori nel loro complesso. Non esistono diritti solidi se possono essere negati a una parte della società sulla base della nazionalità o della provenienza.
Agli incontri ascolteremo testimonianze di migranti di diversi paesi e dei migranti sardi, perché anche la Sardegna ha vissuto e vive un forte fenomeno (soprattutto giovanile) di abbandono della propria terra alla ricerca di un futuro migliore.
Anche i migranti sardi si trovano spesso in difficoltà nell’accesso a diritti e tutele, e in passato la situazione era ancora peggiore: discriminati, sfruttati selvaggiamente, identificati spesso come delinquenti, come accadeva ad esempio nel nord Italia, nei paesi europei o negli USA.
Oggi questa sorte spetta ai migranti africani, asiatici, dell’Europa dell’est, i sud americani e così via.
Capitolo preoccupante è poi la situazione del sistema di accoglienza o trattenimento nelle strutture sarde, come il CPR di Macomer o il CAS e hotspot di Monastir: le notizie parlano si sovraffollamento, problemi strutturali, logistici e igienico-sanitari, persino negli alloggi destinati al personale. Su Macomer è emerso persino un problema relativo ai diritti delle persone trattenute. Il Garante nazionale e ASGI hanno negli anni segnalato criticità riguardanti salute, vulnerabilità psicologica, accesso all’informazione giuridica e condizioni del trattenimento.
Per il PCI Sardegna si tratta di un sistema fallimentare e umiliante che va radicalmente cambiato, rimettendo al centro la dignità e diritti, incrementando i livelli qualitativi e quantitativi dell’assistenza e dei servizi di accoglienza.





















