Quattro stati americani, California, Colorado, Kentucky e New Jersey, chiedono a Meta una sanzione da 1.400 miliardi di dollari.
A renderlo noto è stata la stessa azienda di Menlo Park, lunedì scorso, in un documento depositato presso il tribunale federale di Oakland, in California: qui, il 18 agosto, si aprirà uno dei processi più attesi degli ultimi anni contro una grande piattaforma tecnologica statunitense.
La cifra richiesta sfiora l’intera capitalizzazione di Borsa dell’azienda, che si aggira sui 1.500 miliardi di dollari: i quattro stati pretendono, in altre parole, quasi tutto ciò che Meta vale sul mercato.
Il processo di agosto riunisce le cause di ventinove stati, che imputano a Meta la violazione del Children’s Online Privacy Protection Act (Coppa), la legge federale che vieta la raccolta di dati di minori di 13 anni senza il consenso dei genitori. Su questo punto la giudice ha già dato ragione ai ricorrenti: lo scorso 30 giugno ha deciso, con un giudizio sommario (una pronuncia che chiude la questione senza passare dalla giuria), che Meta non ha rispettato gli obblighi di notifica e consenso previsti dalla legge. Nella stessa decisione, però, ha lasciato alla giuria le questioni più delicate: se il design delle piattaforme fosse effettivamente concepito per indurre un uso compulsivo, se l’azienda abbia negato pubblicamente questa circostanza pur conoscendola internamente, e se i social network fossero rivolti, almeno in parte, anche a un pubblico di minorenni. Sono proprio queste domande al centro delle accuse dei quattro stati che chiedono la sanzione record: Facebook e Instagram, sostengono, sarebbero stati progettati deliberatamente per generare dipendenza tra gli adolescenti, attraverso notifiche continue, scorrimento infinito dei contenuti e algoritmi pensati per massimizzare il tempo trascorso sulle piattaforme. Meta, secondo questa parte della causa, era consapevole dei rischi per la salute mentale dei più giovani, come ansia, depressione e disturbi del sonno, ma avrebbe scelto comunque di privilegiare la crescita degli utenti e i ricavi pubblicitari.
Gli avvocati dei quattro stati hanno spiegato il metodo di calcolo durante un’udienza tenutasi a giugno: la sanzione nasce moltiplicando la penale massima prevista dalle rispettive leggi statali per il numero stimato di utenti minorenni coinvolti in ciascuna violazione contestata. Meta respinge il calcolo e lo definisce privo di fondamento sia di fatto che di diritto: “Una sanzione di queste dimensioni non ha precedenti nella storia dell’applicazione delle norme a tutela dei consumatori”, si legge nel documento depositato dall’azienda.
L’azienda respinge in blocco le accuse. La difesa punta soprattutto su un argomento clinico: la dipendenza da social media non è, a oggi, una condizione psichiatrica ufficialmente riconosciuta, e le dichiarazioni di Meta sulla sicurezza delle proprie piattaforme non potrebbero quindi essere considerate ingannevoli. Sul fronte Coppa, l’azienda sostiene di essersi sempre rivolta a un pubblico generico, e non specificamente a bambini sotto i 13 anni.
Il contenzioso non si esaurisce con l’udienza di agosto. Un secondo gruppo di quattordici stati, che fanno valere le proprie leggi statali, porterà accuse simili davanti a un tribunale in un processo separato, fissato per febbraio 2027. Parallelamente, oltre 2.600 tra privati cittadini, distretti scolastici e amministrazioni locali hanno avviato cause analoghe contro l’azienda, tutte sotto la supervisione della giudice Gonzalez Rogers, che segue anche procedimenti simili a carico di altre piattaforme come YouTube, Snapchat e TikTok.
Un precedente pesa già sui conti dell’azienda: a marzo, una giuria del New Mexico ha condannato Meta a pagare 375 milioni di dollari, riconoscendo che l’azienda aveva ingannato i consumatori sulla sicurezza dei minori e li aveva esposti al rischio di sfruttamento sessuale online. Anche quel caso non è chiuso: lo stesso tribunale sta ora valutando una fase aggiuntiva, che potrebbe portare a nuovi risarcimenti e a un intervento diretto sul funzionamento di Facebook, Instagram e WhatsApp. Un portavoce dell’ufficio del procuratore generale della California, Rob Bonta, ha commentato la richiesta record dei quattro stati: Meta, secondo l’ufficio, avrebbe anteposto i profitti alla sicurezza dei minori, alimentando la crisi di salute mentale che coinvolge una generazione di giovani americani. Lo stesso portavoce ha aggiunto di non vedere l’ora di ritenere l’azienda pienamente responsabile al processo di agosto.
















