Sui rapporti tra il regime fascista e il mondo islamico è calato il buio della storia, ma rimane utile ed interessante ricostruire il rapporto che vede Benito Mussolini ricevere persino la “Spada dell’Islam” nella primavera del 1937.
Il rapporto del fascismo con la religione islamica si espresse principalmente attraverso alcuni punti chiave, infatti come dicevo nel marzo del 1937, durante una visita in Libia, Mussolini ricevette il titolo di Protettore dell’Islam e una sontuosa spada cerimoniale da parte di un capo berbero.
Questo gesto servì a proiettare l’immagine del Duce come difensore dei musulmani.
Nelle colonie, specialmente in Libia, il regime fascista abbandonò l’iniziale ostilità laica per favorire la costruzione di moschee, istituire sezioni del Partito Fascista dedicate ai musulmani (Associazione Musulmana del Littorio) e rispettare i tribunali e le usanze islamiche.
Questo fu un passo importante per il riconoscimento del Fascismo come un movimento aperto al dialogo nel Mediterraneo e proprio nel 1939, il governo concesse ai musulmani libici una “cittadinanza italiana speciale” strutturata attorno ai principi del Corano.
Inoltre va detto che si cercò di indebolire gli imperi rivali, infatti Mussolini finanziò e armò leader religiosi e politici invisi alle potenze alleate, come il Gran Mufti di Gerusalemme Amin al-Husseini.
Tutto questo è un racconto in pillole per capire come il Fascismo abbia sempre rispettato il mondo islamico e come anche nel dopoguerra alcune frange del neofascismo scelsero di sostenere da subito la pausa palestinese e la lotta per l’autodeterminazione dei popoli africani.
Di Simone Spiga



















