Eshkol Nevo: sempre la solita storia. Sul tour dello scrittore sionista in Sardegna
Ci sarebbe da chiedersi che senso abbia organizzare presentazioni di libri, o anche leggere in generale, se non si è in grado di imparare nulla dalla storia.
Tutti ripetono che non è servito il 7 ottobre per far scoprire al mondo ciò che accade in Palestina. Eppure, dopo quasi tre anni di genocidio, molti continuano a sostenere che il problema sia solo Netanyahu. Per noi non è così. Il problema è il sionismo, l’ideologia politica sulla quale si è fondato lo Stato coloniale d’Israele e alla quale continua ad aderire la maggioranza della società israeliana.
Scrittori come Eshkol Nevo, che si dichiarano orgogliosamente sionisti, non mettono in discussione questo impianto. Criticano l’attuale governo, alcuni ministri o alcuni coloni, ma non contestano il progetto coloniale nel suo insieme, né l’occupazione come struttura permanente, né le responsabilità storiche dei governi di destra e sinistra, che precedono di decenni Netanyahu, considerato responsabile non delle cause storiche del 7 ottobre, ma del fallimento nel garantire la sicurezza degli israeliani.
Non abbiamo letto il suo ultimo libro e non abbiamo intenzione di farlo. Ci sono bastati i suoi diari, pubblicati per mesi mentre Gaza veniva devastata.
In quelle pagine abbiamo trovato il racconto della preparazione dei pasti destinati ai soldati, il riferimento ai presunti video degli stupri del 7 ottobre, dei quali, però, la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite ha dichiarato di non aver trovato prove. E ancora, la speranza che, in un futuro indefinito, Israele possa fare a meno della leva obbligatoria, pur sostenendo che oggi essa sia indispensabile. Sappiamo tutti per fare cosa.
Non abbiamo bisogno di libri che promettono sviluppo dell’empatia, mentre l’autore dichiara soddisfazione per il Board of Peace di Trump. Un’empatia selettiva è parte del problema.
Le posizioni di Eshkol Nevo nei confronti dell’attuale governo israeliano non cambiano assolutamente nulla. Oggi qualsiasi sionista che voglia salvare Israele prende le distanze da Netanyahu, non per mettere fine alla colonizzazione, all’occupazione o al genocidio, ma perché comprende che la politica dell’attuale governo sta trascinando lo stesso Stato d’Israele verso la distruzione.
Ed è proprio grazie a figure come queste, i volti presentabili del sionismo, gli ambasciatori culturali di Israele, che il sistema continua a ottenere consenso e legittimazione internazionale, rendendo possibile la prosecuzione dell’occupazione e del genocidio. Per questo li riteniamo moralmente corresponsabili e quindi complici dei soldati dell’IDF che vengono a trascorrere serenamente le vacanze in Sardegna, suscitando l’indignazione di molti.
Associazione Amicizia Sardegna-Palestina





















