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Home Notizie Scuola e Università

Carta e penna salveranno la mente dei nostri ragazzi

23 Gennaio 2025
in Scuola e Università, Tendenze
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Carta e penna salveranno la mente dei nostri ragazzi
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Dalla bulimia all’anoressia, dall’autolesionismo agli attacchi di ansia, di panico fino ai tentativi di suicidio: i disturbi di carattere psicologico dei giovani sono in crescita continua ed esponenziale.

Ma tra questi ce ne è uno che non è abbastanza preso in considerazione: quello della progressiva erosione delle capacità mentali dei ragazzi.

C’è un calo evidente, “incontrovertibile”, legato all’abuso del digitale sia nella scrittura che nella lettura.

“Alcune facoltà essenziali, come la memoria, lo spirito critico e soprattutto la capacità di concentrazione sono sempre meno nella disponibilità delle nuove generazioni. I giovani, e cioè la classi dirigenti del domani, stanno riducendo progressivamente le loro capacità mentali: è un dato molto preoccupante che non può esser ignorato dalla politica” mette in guardia Andrea Cangini, giornalista ed ex parlamentare, direttore dell’Osservatorio Carta, Penna & Digitale, un centro di analisi permanente istituito dalla Fondazione Luigi Einaudi, nel giorno in cui si celebra la giornata nazionale della scrittura a mano.

Il dato di partenza è impressionante: negli ultimi 10 anni i disturbi dell’apprendimento degli studenti italiani sono aumentati del 357%, i casi di disgrafia del 163%.

“Ho cominciato da giornalista ad occuparmi di questa materia, poi da senatore in Commissione Cultura promossi un’ indagine conoscitiva sull’impatto digitale nei processi di apprendimento dei giovani. Abbiamo ascoltato neurologi, psichiatri, grafologi e vari esperti: tutti hanno tracciato un quadro fosco sulle conseguenze legate all’abuso della tecnologia rispetto allo sviluppo delle facoltà mentali, della capacità di attenzione e concentrazione”.

Com’è possibile? Se leggo un libro in formato e-book o cartaceo, cosa cambia? “Le cause non sono mai uniche ma tutti i centri studi più autorevoli, da Harvard a Tel Aviv, da Oxford all’Australia, ci dicono la stessa cosa: da quando nel 2007 gli smartphone sono entrati nella disponibilità dei ragazzi, progressivamente si è assistito ad un sistematico deterioramento mentale che non si arresta. Anzi, peggiora anno dopo anno. Scrivere a mano e in corsivo e leggere su carta è un modo per rallentare in modo considerevole questo processo. Grafologi e neurologi ci hanno spiegato che sono ginnastica per il cervello: scrivere a mano, in corsivo, sollecita 12 aree cerebrali, scrivere su una tastiera ne sollecita solo 2. Scrivere a mano sollecita l’emisfero sinistro del cervello che è quello che sovrintende al pensiero logico lineare. Se non si scrive a mano si sviluppa, perché iper-sollecitata, la parte destra, quella emotiva, che è importante ma solo se bilanciata da quella razionale. Se la parte razionale si indebolisce siamo ostaggio delle nostre emozioni e non abbiamo la forza intellettuale di governarle”.

E cosa cambia per la lettura? “Quando si legge su carta si fa più attenzione e si ricorda meglio quello che si apprende. Hanno fatto un esperimento all’ Accademia militare di West Point. Hanno diviso un corso in due sezioni: la classe che ha usato carta e penna ha avuto risultati del 20-30% superiori rispetto a quella che ha usato strumenti digitali. E casi del genere ne sono stati studiati ovunque: il dato è acclarato. Scrivere a mano, inoltre, fortifica la propria identità: non è un caso che i bambini quando imparano a scrivere la prima cosa che fanno è esercitarsi sulla propria firma. Ma questa capacità si sta perdendo: i grafologi che vanno nelle scuole ci dicono che i ragazzi ormai hanno difficoltà anche ad impugnare una penna come si dovrebbe”.

E c’è una differenza tra la scrittura in corsivo e in stampatello, come fanno gli anglosassoni? “Questa è una grande battaglia che combattono anche gli americani: in 8 stati hanno introdotto nei programmi scolastici la scrittura a mano in corsivo e per loro è una rivoluzione.

Anche la ministra dell’istruzione svedese, Lotta Edholm, quando si è insediata, due anni e mezzo fa, ha smantellato tutto quello che era stato fatto prima in termini di uso del digitale: in Svezia era stato introdotto anche nelle scuole materne. Lei ha buttato i tablet e reintrodotto la carta”.

Dobbiamo tornare alla penna e al calamaio? “Al nostro Osservatorio aderiscono, oltre ad alcune società private che ci sostengono, come Moleskine, l’Accademia della Crusca, il Garante per l’infanzia, Telefono Azzurro e i principali ordini di psicologi, psichiatri, grafologi, pedagogisti: sono tutti convinti che il nostro allarme non è una forma di nostalgismo. Ma l’entusiasmo per il digitale non deve spazzare via quello che di buono c’è nel vecchio mondo”.

Che devono fare le scuole? “Stanno arrivano molte risorse per digitalizzarle ma senza dare loro una guida su come farlo. C’è uno studioso, Manfred Spitzer, che ci dice che tanto più la scuola si digitalizza tanto più calano le competenze dei ragazzi. Questo è un paradosso. Stiamo spendendo fiumi di denaro pubblico per fare una cosa che peggiora la situazione dei nostri studenti”.

Questo governo invece sembra invece dare ascolto al vostro grido d’allarme “Il Ministro è ben orientato a trovare una giusta dieta mediatica. Il rischio è di passare come delle macchiette ma non è così: in tutto il mondo, in tutti Parlamenti e governi occidentali si sta ponendo questo problema. Anche sulla circolare di Valditara sui telefonini è stato fatta tanta ironia ma è sacrosanta: i cellulari non sono uno strumento didattico ma solo motivo di distrazione e come tali vanno tenuti fuori dalle scuole per aiutare i ragazzi a disintossicarsi dall’uso di social, dalla visione compulsiva di video, dal continuo scrollare di immagini di felicità e bellezza o videogiochi che producono gli stessi effetti chimici che produce l’uso della cocaina: incoraggiare il cervello a produrre dopamina. Per questo è così difficile staccarsi dallo smartphone. I ragazzi devono esserne informati”.

Tags: Carta e penna salveranno la mente dei nostri ragazzi

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