“Pichetto Fratin il ministro italiano radioattivo è costretto ad una terza via per portare le scorie nucleari in Sardegna. Non riuscendo a cavarne piedi dalla Carta Nazionale delle Aree Idonee e non avendo avuto autocandidature da parte dei comuni trova la soluzione combinando due criteri che portano inesorabilmente verso una destinazione certa, la Sardegna.
Il combinato aree militari e zone non sismiche di fatto mette la nostra terra prima in classifica e a sensibile distanza dagli altri possibili siti. La Sardegna, come tutti sanno, sopporta più del 60% delle servitù militari italiane ed è terra a bassissima sismicità.
Nella stessa conferenza, quella per i 20 anni di Confindustria Energia, nella quale ha candidato le zone militari come aree per il deposito delle scorie ha aggiunto «Il deposito delle scorie è la prima cosa da chiudere, e va fatto entro un anno. Non ci saranno aree idonee, ma semmai i vincoli, come quelli relativi alle aree sismiche». Chiarissimo, la terza via del ministro radioattivo porta in Sardegna.
Il disastro e l’umiliazione sono imminenti, lo dice il ministro, entro un anno.
Pichetto sa bene che la politica sarda è distratta nel buttare narcotico statutario al proprio popolo e la contestazione delle piazze è conformizzata a quella italiana su altre trincee, sa che questo è il momento giusto per far entrare il cavallo radioattivo in terra sarda.
Si sta facendo male i conti il ministro delle scorie. In Sardegna c’è anche il Comitadu Nonucle-Noscorie, una rete capillare con 700 iscritti che ha promosso e vinto il referendum contro il nucleare del 2011, che ha promosso le nonucle-dies del 2015 in tutti i capoluoghi, i porti e gli aeroporti, che ha fatto suonare le campane delle chiese e le sirene delle navi in un grido corale di rigetto della servitù nucleare.
Il Comitadu si farà comune dopo comune, porterà la bandiera nonucle e la ribellione, chiederà ad ogni cittadino di spendere la propria quota di responsabilità generazionale in difesa della propria generazione e delle generazioni future. In difesa della nostra terra dagli ultimi profanatori d’oltre confini.
I sardi hanno già detto NO al disastro nucleare e No sarà, un no fuori dai giochi politici, libero da chi vorrebbe farne un proprio capitale elettorale, da chi vorrebbe orientarlo, da chi vorrebbe disconoscerlo”, afferma il Comitato NoNucle.


















