“Sono pronto per le primarie, uno strumento coraggioso che fa bene alla politica“. Mario Calabresi, 56 anni, giornalista e scrittore, conferma al ‘Corriere della Sera‘ la sua disponibilità alle primarie di coalizione del centrosinistra per il sindaco di Milano ma nega di essere il candidato di Azione. “Attendo che la coalizione chiarisca percorso e tempi- ha aggiunto- Mi sembra che lo scenario si stia definendo. Io ci sono“.
Per le primarie oltre a Calabresi ci sono Pierfrancesco Majorino, Anna Scavuzzo, Emmanuel Conte, Carlotta Cossutta, Lorenzo Pacini e Tommaso Goisis. “E’ una cosa bella- ha osservato- che così tante energie si siano messe in gioco. Sono tutte persone di grande valore. Qualcuno teme divisioni e fratture in un percorso affollato: mi auguro non sia così”. I sondaggi comunque danno Calabresi avanti. “Indicano delle tendenze, ma non gli attribuisco troppo peso. Il mio sondaggio sono la curiosità e l’interesse delle persone per la strada, al mercato e negli incontri che faccio”.
“E’ necessario tornare a coinvolgere i milanesi per superare stanchezza e disillusione”. Della sua candidatura ha parlato con molti esponenti del Pd: “Non sono il candidato di Azione! Sono indipendente ma mi riconosco nei valori e nel campo del centrosinistra”. L’altra preoccupazione (“Con il vento di destra che soffia oggi in Europa non possiamo permetterci errori”) riguarda il fatto che le primarie non diventino “una resa dei conti, anziché una bella occasione di confronto e di idee”. In quel caso “per Milano e il centrosinistra sarebbe in ogni caso una sconfitta”. A chi lo accusa, specie da sinistra, di non essere un politico, Calabresi fa notare che “non penso che per avere una visione lucida della società e dei suoi problemi sia necessario essere esponenti di partito. Ed è tradizione, a Milano, che la società civile partecipi da protagonista” al processo democratico.
“C’è la Milano che corre e quella che fa davvero fatica”, spiega ancora l’ex direttore di Stampa e Repubblica, sottolineando la necessità di “ricucire strappi e colmare distanze”. Alla politica “penso da molto tempo, perché ho visto crescere muri, crearsi fratture e nascere paure. E un contesto che può spingere a ritirarsi ancora di più nel privato. Io ho preferito mettermi in gioco”.
Tra le priorità assolute ci sono il welfare, l’ambiente e la sicurezza. Su quest’ultimo tema, pur ricordando che l’ordine pubblico compete allo Stato, osserva Calabresi che “una città è più sicura quando è viva e abitata, quando c’è senso di comunità”. Infine, per governare la complessità della metropoli, Calabresi promuove l’idea di una legge speciale per Milano: “Ci vuole una legge, maggiore autonomia e risorse adeguate”, indispensabili per gestire trasporti, casa e aree verdi in una dimensione davvero metropolitana.
La principale preoccupazione di Calabresi è che “si faccia fatica a trattenere i giovani che si formano qui. La forza di Milano è sempre stata quella di includere, ma se diventa una città troppo faticosa per chi ha trent’anni, per chi vuole fare un figlio, per le famiglie, allora il suo futuro è a rischio. E’ la promessa delle opportunità ad aver fatto grande Milano, la sfida è che rimanga la citta delle possibilità per molti. E non una vetrina scintillante per pochi”.




















