Nato a Gentofte, vicino a Copenaghen, il 23 maggio 1936, Andreas Fridolin Weis Bentzon sbarcò per la prima volta in Sardegna a soli sedici anni, trovando nell’Isola «lo scopo della mia vita», come annunciò alla famiglia una volta tornato a casa. Formatosi poi come antropologo ed etnomusicologo, fece della Sardegna il centro della sua attività di ricerca, conducendo numerose campagne di studio che gli permisero di realizzare il primo, e ancora insuperato, studio sistematico sulle launeddas e di raccogliere un vastissimo corpus di materiali etnografici e antropologici di inestimabile valore storico e socioculturale.
Il convegno di sabato 17 si aprirà alle 9 con i saluti istituzionali di Andrea Dettori, Capo di Gabinetto dell’Assessorato Regionale alla Cultura, di Nina Bentzon-Ehlers in rappresentanza degli eredi Bentzon, e di Dante Olianas, presidente di Iscandula. Alle 10, moderati da Eva Garau, via agli interventi scientifici introdotti proprio da Olianas che ripercorrerà la storia dell’associazione e il lavoro svolto per mantenere viva l’eredità di Bentzon. La parola passerà quindi ad Anne-Mette Marchen Andersen, curatrice del Museo Nazionale di Danimarca, che si soffermerà sul valore degli oggetti conservati nel museo e sulla loro capacità di continuare a raccontare storie. A seguire, il giornalista e fotografo Uliano Lucas rifletterà invece sul racconto visivo della Sardegna e sull’attualità della lezione di Bentzon.
Dopo la pausa pranzo, il convegno riprenderà alle 15 con Peter Ian Crawford, professore emerito di Antropologia visiva all’Università Artica della Norvegia, che inquadrerà l’eredità di Bentzon nel contesto dell’etnografia multimodale contemporanea. “Oltre la langue bentzoniana: decodificazione analitica, dialettica poietica e nuove prospettive nel linguaggio delle launeddas” si intitola il contributo di Antonio Lai, del Dipartimento di Musicologia dell’Università Paris 8, mentre l’etnomusicologo Marco Lutzu, dell’Università di Cagliari, si concentrerà sui metodi e sulle prospettive della ricerca di Bentzon come etnografo musicale. Chiuderà la sessione degli interventi l’antropologo Umberto Cao, dell’Università di Aix-Marseille, con una riflessione sull’attualità dell’approccio antropologico di Andreas Fridolin Weis Bentzon.
Alle 17.30, dopo una pausa caffè, spazio a una tavola rotonda che coinvolgerà i relatori e il pubblico, offrendo un ulteriore spazio di confronto sul lascito scientifico e documentale di Bentzon .
Infine, alle 20, a chiudere la giornata nella sala grande della Casa del Quartiere, ritorna Bell’arrosa, sa primu discoteca de ballu sardu in su mundu, l’iniziativa ideata da Iscandula nel 1997 e successivamente riproposta con successo in diverse occasioni. A guidare le danze, Bruno Camedda alla fisarmonica e Leonardo Palmas alle launeddas.
Per tutta la giornata, negli stessi spazi, si potrà visitare una mostra fotografica curata da Pietro Frau, con immagini scattate da Bentzon tra il 1955 e il 1962. L’esposizione comprende diciassette gigantografie in bianco e nero (150 per 150 centimetri), accompagnate da dieci pannelli (70 per 100) in cinque lingue, che ripercorrono la vita e l’opera dell’antropologo danese.






















