Docente di Disegno e Storia dell’Arte, specializzato in Restauro e Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali presso la Facoltà di Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e Ingegnere Civile e Ambientale. Autore di numerosi progetti di restauro, sia in Italia che all’estero.
Dal 2013 è Presidente e Direttore Scientifico di CO.RE. Scuola di Alta Formazione in Conservazione e Restauro.
Al Festival Armando Rossi ha presentato il libro:

Il termine “rosone” indica comunemente una finestra circolare sulle facciate delle chiese romaniche e gotiche. Originariamente chiamata “oculo”, risale al IV-V secolo ed è presente sia in edifici di culto che civili. Grazie ai Maestri Marmorari Cosmati, i rosoni divennero essenziali nella costruzione delle chiese medievali, soprattutto a Roma. Oltre alla loro funzione decorativa, i rosoni simboleggiano la bellezza e la perfezione della Creazione, richiamando il cielo e il mistero di Dio-luce, unendo valori cristiani e laici.
La luce, simbolo della Rivelazione Divina e della vita, penetra nei luoghi sacri attraverso piccoli spiragli, esortando alla contemplazione. I rosoni rappresentano l’esoterismo delle cose, il loro significato nascosto e la loro unicità che va oltre la comprensione superficiale. Con il richiamo al mandala indiano, simbolo di meditazione e cerchio che racchiude il loto, i rosoni condividono la natura di labirinti, percorsi complessi in continua evoluzione tra periferia e centro, in sintonia con i cicli eterni del cosmo.
Nell’epoca dominata dalla tecnologia e dalla velocità, i rosoni rappresentano un’ancora di stabilità e bellezza duratura. Incantano per la loro maestria architettonica e la loro capacità di stimolare riflessioni profonde sulla spiritualità e sull’armonia cosmica. Come simboli di unità e perfezione, i rosoni invitano a contemplare il nostro rapporto con il divino e l’universo che ci circonda.
“Il testo indaga la numerologia, il simbolismo e i significati nascosti dei rosoni medievali, elementi architettonici di particolare pregio che hanno caratterizzato le costruzioni romaniche e gotiche per scomparire “anche loro misteriosamente” nel periodo rinascimentale.
I rosoni medievali sono stati sempre una ricerca scontata e declassificata a terminologia conclamata e nota, mentre, al contrario, nascondono un segreto custodito da centinaia di anni, poiché il loro nome nasce dopo oltre 100 anni dalla realizzazione dell’ultima “finestra tonda”, quando ormai, quasi finito il Rinascimento, nascono il termine “rosone” e “rosario”, entrambi frutto di una precisa politica di riabilitazione e riqualificazione della Chiesa”, questo racconta l’autore al Festival.



























