Cala Finanza non si tocca”.
È lo slogan con il quale Liberu, movimento indipendentista della Sardegna, ripete da settimane, da quando è balzata agli onori delle cronache, anche nazionali, la questione di Cala Finanza, nel territorio comunale di Loiri Porto San Paolo.
Qui la Tavolara Bay s.r.l., società brasiliana Jhsf Participações titolare della catena alberghiera di lusso Fasano, in un’area di una cinquantina di ettari sul mare, ricca di macchia mediterranea fra Cala Finanza e Punta La Greca, davanti all’Isola di Tavolara ha un progetto immobiliare che comprenderebbe complessivamente un hotel a cinque stelle da 50 camere, 30 ville da 500 e da 200 metri quadri, ristoranti, servizi commerciali e turistici, un porto turistico, un campo da golf.
Il piano è stato autorizzato dal Governo tramite le procedure legate alla Zes, che concedono un cambio di destinazione d’uso di una villa già esistente in un ristorante e la costruzione di un glampling con casette amovibili. Per questo mercoledì 1 luglio dalle 10, si terrà proprio sulla spiaggia di Cala Finanza, una manifestazione. “A Cala Finanza si giocano le sorti della Sardegna intera – affermano gli esponenti di Liberu – è una battaglia di tutto il popolo sardo e per la difesa di tutto il litorale sardo”.
A portare all’attenzione dell’opinione pubblica il progetto è stato il Grig, Gruppo di Intervento Giuridico, al quale si è unito un comitato di cittadini di Loiri, con campagne informative e petizioni online che hanno superato le centomila adesioni. La Regione Sardegna si è opposta alla decisione del governo e ha presentato un ricorso al Tar, che ha fissato la prossima udienza l’8 luglio. Intanto l’amministrazione di Loiri Porto San Paolo, guidata da Francesco Lai ha annunciato di voler ritirare in autotutela, nella seduta del consiglio comunale convocata per domani martedì 30 giugno, la delibera del novembre del 2025 in cui venne approvata all’unanimità la trasformazione dell’area di Cala Finanza da zona H, con tutela assoluta, a zona F2, con interventi turistici “al minimo”, quindi nessun aumento di volumetrie concesse né nuove aree edificabili.





















