Basta precarietà, salari insufficienti e servizi sociali trattati come un mercato.
Lo hanno gridato questa mattina in piazza Garibaldi a Cagliari e durante il corteo per le strade del centro, gli oltre 600 lavoratori delle cooperative sociali nella manifestazione promossa dall’Usb.
Conclusione della marcia sotto il Consiglio regionale.
Sono educatori, pedagogisti, oss, operatori quotidiani sul fronte in compiti delicatissimi. “Non si può educare alla dignità se si accetta di lavorare in condizioni che la negano – ha spiegato in un accorato intervento in piazza Garibaldi Andrea Selis, a nome dei colleghi -. Se insegniamo a una persona a non farsi calpestare, a far sentire la propria voce, a pretendere il rispetto che le aspetta, dobbiamo essere i primi e le prime a farlo nel nostro ambito professionale. E la battaglia per stipendi dignitosi, carichi di lavoro sostenibili e tutele contrattuali non è un atto di egoismo categoriale, ma un atto educativo fondamentale”.
“Mentre vengono tagliati welfare e diritti, aumentano gli investimenti nelle spese militari – si legge in un volantino -. Noi scegliamo dignità, salari adeguati e servizi di qualità”.
Protesta e sciopero. Cinque le richieste principali: reinternalizzazione dei servizi sociali, contro appalti al ribasso che precarizzano lavoratori e assistenza, rinnovo immediato del contratto nazionale con aumenti salariali adeguati al costo della vita. E ancora: “pagamento e riconoscimento di tutte le ore realmente lavorate, comprese programmazione, spostamenti e tempi “vuoti” tra i servizi”, “maggiori tutele per salute e sicurezza in un lavoro sempre più usurante, “stabilizzazione e valorizzazione del lavoro educativo e assistenziale, contro ogni dequalificazione del settore”.



















