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Lanusei: si apre il sipario sulla Stagione di Prosa & Danza 2026-2027 al Teatro “Tonio Dei”

2 Ottobre 2026
in Cultura, Ogliastra
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Lanusei: si apre il sipario sulla Stagione di Prosa & Danza 2026-2027 al Teatro “Tonio Dei”
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Viaggio nei labirinti della mente e del cuore, tra antiche tragedie e brillanti commedie, un dramma storico e un melologo manzoniano, storie di sport e un vivido affresco nell’Isola, oltre ad affascinanti coreografie contemporanee con la Stagione di Prosa & Danza 2026-2027 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna al Teatro “Tonio Dei” di Lanusei, con il patrocinio ed il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Lanusei e con il contributo della Fondazione di Sardegna. Dodici titoli in cartellone da ottobre ad aprile, con protagonisti del calibro di Pamela Villoresi con Giulio Corso in “Elettra 1944” di Giancarlo Nicoletti e Gabriele Vacis, regista e voce narrante del “Prometeo” da Eschilo con gli attori di PoEM / Potenziali Evocati Multimediali, Max Pisu e Roberta Petrozzi con Matteo Pisu e Valeria Lo Verso in “Sinceramente Bugiardi” di Alan Ayckbourn e Giampiero Ingrassia, Marianella Bargilli e Lucia Vasini in “Ti ho sposato per allegria” di Natalia Ginzburg.

Omaggio ad Alessandro Manzoni con il melologo “Questo matrimonio non s’ha da fare” interpretato da Ettore Bassi; un inedito ritratto del grande condottiero in “Napoléon / Il Fantasma dell’Imperatore” di Franco Franchini con Andrea Dolente e Raphael Roger-Levy e tutto il fascino dello sport ne “La Magnifica Imperfezione / Giro del mondo su una palla in volo” di Nicola Zavagli, con il campione di volley Andrea Zorzi, detto “Zorro” e Beatrice Visibelli, in una storia sudore e trionfi, tra entusiasmo e passione. In cartellone due classici del Novecento, come “Ditegli sempre di sì”, divertente commedia di Eduardo De Filippo, con Mario Autore, Anna Iodice e Domenico Pinelli (sua la regia), sul confine tra normalità e follia e “Il Berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello con Irma Ciaramella, Ivano Falco e Gino Auriuso, che firma anche la regia di un moderno “dramma della gelosia” in bilico tra farsa e tragedia, in una società dove «basta che mettersi a gridare in faccia a tutti la verità» per esser considerati pazzi.

Spazio alla danza classica e contemporanea: il coreografo di fama internazionale Fredy Franzutti firma “Le Maschere”, sul tema del Carnevale e sui personaggi della Commedia dell’Arte per la Compagnia Balletto del Sud e la danzatrice e coreografa Francesca La Cava propone “Resounding”, un racconto per quadri ispirato al “canto delle pietre” e ai paesaggi sonori; e ancora suggestivi intrecci tra parole e musica con “Sos Sinnos”, uno spettacolo di e con Giovanni Carroni, dal romanzo di Michelangelo Pira con la partecipazione del Tenore di Bitti “Mialinu Pira” in un simbolico e poetico itinerario alla ricerca delle radici e dell’identità.

«Sono particolarmente felice di inaugurare a Lanusei questa nuova stagione del circuito CeDAC. Si prospetta un anno molto bello, ricco di spettacoli, di artisti e di storie da condividere con il pubblico – afferma Maria Tegas, assessora alla Cultura e vicesindaca di Lanusei –. Portare il teatro nei territori significa creare occasioni di incontro, di partecipazione e di crescita culturale. Lanusei rappresenta un appuntamento importante di questo percorso e siamo felici di poter dare il via proprio qui a una stagione che ci auguriamo possa coinvolgere e appassionare sempre più spettatori».

La Stagione di Prosa & Danza 2026-2027 a Lanusei affronta temi importanti e di forte e dolorosa attualità, dall’amore nelle sue molteplici sfumature e declinazioni, compresa la gelosia, fino a una riflessione sul “delitto d’onore” che rimanda al dramma dei femminicidi, alle riflessioni sulla follia e sulla fragilità umana; dalla libertà di pensiero e di espressione alla ribellione incarnata da Prometeo; e alla guerra, sfondo di una moderna “Orestea” in “Elettra 1944”, in un’Italia lacerata dal conflitto tra nazifascisti e partigiani, e il pensiero inevitabilmente va alla vittime degli innumerevoli scontri bellici in atto nelle diverse regioni del pianeta, fin nel cuore dell’Europa. Una programmazioni interessante e variegata, che spazia tra differenti registri – dall’ironia pungente e sottile di “Ti ho sposato per allegria” e “Sinceramente Bugiardi”, alla comicità di “Ditegli sempre di sì” e, sia pure virata al grottesco, de “Il Berretto a Sonagli”; il pathos della tragedia in “Elettra 1944” e “Prometeo”; il dramma storico con “Napoléon” e il melologo “Questo matrimonio non s’ha da fare”; un ritorno all’infanzia e alle origini, con la scoperta delle parole, di una lingua materna ed immaginifica che contiene le chiavi del sapere, tra memoria e futuro, in “Sos Sinnos” e ancora le cronache sportive, in un ideale giro del mondo, con “La Magnifica Imperfezione”. E un duplice appuntamento con la danza, con le coreografie di Fredy Franzutti e Francesca La Cava, che riportano rispettivamente alla grande tradizione delle maschere del teatro italiano e al dialogo con la natura.

IL CARTELLONE

Il sipario si apre – venerdì 23 ottobre alle 21 – su “Questo matrimonio non s’ha da fare”, un melologo per voce recitante e pianoforte su “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, con Ettore Bassi accompagnato dal pianista e compositore Marco Beretta, per la regia di Alberto Oliva (produzione Nel Pozzo Del Giardino Aps – distribuzione Reggio Iniziative Culturali). Un omaggio al celebre scrittore, poeta e drammaturgo milanese, personalità di spicco della letteratura italiana nella ricca temperie culturale dell’Ottocento, tra Neoclassicismo e Romanticismo, spirito innovatore e tra gli artefici del romanzo moderno, con la capacità di attingere alle fonti storiche per disegnare lo sfondo su cui inserire le trame più o meno complicate delle vite di personaggi reali e immaginari, con la trasposizione del suo capolavoro. “Questo matrimonio non s’ha da fare” è una raffinata e coinvolgente versione teatrale del romanzo, dove i passaggi più significativi sono messi in risalto dalle musiche originali di Marco Beretta, che evocano atmosfere e stati d’animo dei protagonisti di una vicenda intricata e ricca di colpi di scena, ambientata in un’epoca travagliata da guerre e ingiustizie. Viaggio nell’universo manzoniano, tra le peripezie di due giovani fidanzati, Renzo e Lucia, che si innestano e si intrecciano al corso della Storia, e in particolare con le cronache della peste di Milano del 1630: nel romanzo, in cui cui l’autore mette in risalto il ruolo della Provvidenza a fronte dell’arbitrio degli uomini, emergono figure emblematiche come Fra Cristoforo e l’Innominato, accanto a Gertrude, la Monaca di Monza e alla saggia Agnese, madre di Lucia; il perfido don Rodrigo con i suoi bravi e il timoroso don Abbondio, con la fida Perpetua; e ancora l’avvocato Azzecca-garbugli, donna Prassede e don Ferrante; l’indimenticabile madre di Cecilia e il cardinale Federigo Borromeo, in un suggestivo affresco di varia umanità.

La ribellione di un titano contro il potere degli dèi – mercoledì 25 novembre alle 21, in replica giovedì 26 novembre in matinée per le scuole – in “Prometeo” da Eschilo con Gabriele Vacis (voce narrante) e con Davide Antenucci, Andrea Caiazzo, Chiara dello Iacovo, Pietro Maccabei, Eva Meskhi, Erica Nava, Enrica Rebaudo, Edoardo Roti, Letizia Russo, Lorenzo Tombesi e Gabriele Valchera, con scenofonia di Roberto Tarasco, cura del suono di Riccardo Di Gianni, cori a cura di Enrica Rebaudo, adattamento e regia di Gabriele Vacis (produzione Artisti Associati Gorizia e PoEM / Potenziali Evocati Multimediali – distribuzione CMC/Nidodiragno). Il mito di Prometeo rivive sulla scena nella versione di uno dei più importanti registi italiani, Gabriele Vacis, fondatore del Laboratorio Teatro Settimo e tra i pionieri del teatro di narrazione, autore e regista di spettacoli indimenticabili tra cui il fortunato “Totem” con Alessandro Baricco. «La tragedia di Eschilo coglie il momento del conflitto tra Zeus e Prometeo» – si legge nelle note – e la punizione inflitta dal signore dell’Olimpo per il “tradimento” del titano è terribile: Prometeo viene incatenato a una rupe ai confini del mondo, il fegato dilaniato da un’aquila per l’eternità. «Prometeo, simbolo della ribellione, è un personaggio che i giovani amano perché, come loro, non riesce a contenere i suoi sentimenti e la sua forza dei recinti stabiliti dalle convenzioni, quindi la sfida all’autorità costituita è la sua condizione vitale» – sottolinea Gabriele Vacis –. Il titano è anche «l’archetipo della conoscenza tecnologica e scientifica liberata dalle catene della superstizione e dell’ignoranza. Come sempre nei classici è facile ritrovare situazioni e problemi di oggi. Si dice che i classici sono attuali, ma più che altro sono contemporanei, perché riescono a comprendere tutti i tempi».

Viaggio nella memoria – sabato 19 dicembre alle 21 – con “Sos Sinnos”, uno spettacolo di e con Giovanni Carroni (che firma drammaturgia e regia), tratto dall’omonimo romanzo di Michelangelo Pira, con la partecipazione del Tenore di Bitti “Mialinu Pira” e le musiche in scena di Mauro Mibelli – produzione Bocheteatro. Una pièce intrigante, che mette a confronto la realtà di un piccolo paese della Barbagia, nel cuore dell’Isola, e le atmosfere cittadine, attraverso lo sguardo disincantato dell’antropologo, giornalista e scrittore ma anche quello ammaliato di un fanciullo alla scoperta del mondo e del significato – astratto e concreto – delle parole. «“Sos Sinnos” rimane il tentativo più importante di usare la lingua sarda, nella varietà bittese, per un’opera di respiro mondiale» – sottolinea Giovanni Carroni –. «Su Tempus de su Parpu e de s’Arrastu (Il tempo del tasto e del fiuto), segna il passaggio dall’immateriale alla natura e all’incarnazione nell’umano; i versi inarticolati si fanno parola e quindi scrittura, quasi geroglifica, che solo Su Deinu (L’indovino), sa interpretare. Poi si entra nell’universo de sos contos (i racconti) di Bitti, paese natale dell’intellettuale e scrittore: il mondo pastorale in Mialianu (Emiliano) assume una forte carica simbolica, che conduce all’iperrealismo de Sa Cramata de sos Mortos (La chiamata dei morti)». Infine – conclude Giovanni Carroni – «nell’ultima parte, più scopertamente, l’autore stesso si fa personaggio del mondo che racconta, e in una progressione visionaria chiama l’umanità perduta del proprio villaggio e del mondo intero a tornare a sa Libra, malgrado sia una “crastazza”, una pietraia buona solo per le capre», che però rappresenta «il luogo simbolico di una perduta pienezza dell’umano».

Viaggio nella Storia – domenica 24 gennaio alle 21 – con “Napoléon / Il Fantasma dell’Imperatore”, uno spettacolo scritto e diretto da Franco Franchini, con Andrea Dolente, Raphael Roger Levy, Andrea Sidoti e Emanuele Frascadore (produzione FOS – Associazione per lo Sviluppo delle Arti Classiche – con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica del Sudafrica in Italia). Una pièce originale ispirata alla figura del grande condottiero e brillante stratega che, rovesciato il Direttorio e divenuto Console di Francia, per poi auto-incoronarsi Imperatore, conquistò l’Europa diffondendo gli ideali della Rivoluzione. A bordo di una nave, dopo la sconfitta di Waterloo e l’esilio a Sant’Elena, Napoleone Bonaparte «rivive la giovinezza, gli amori perduti, le battaglie che ne hanno definito la gloria e la caduta» in un dialogo con il generale Henri Gatien Bertrand, suo fidato collaboratore, che diventa «confidente, custode e specchio impietoso». In realtà su La Belle Poule si trovano soltanto le spoglie mortali dell’Imperatore, trasportate in patria, a Parigi, nel 1840 per la celebrazione di un funerale solenne sotto Luigi Filippo d’Orléans: a ricordare gli eventi più significativi della sua vita e della sua carriera è il suo fantasma, mentre la stiva si riempie di echi del passato e perfino il busto di Cesare, il vincitore delle Gallie, si anima e prende la parola. «Il tempo implode: Napoleone si ritrova di fronte al proprio feretro. Non siamo più nel mondo dei vivi, ma in quello della leggenda» e come durante tutta la sua vita, l’Imperatore non accetta la resa ma combatte fino all’ultimo, e lascia trapelare la sua fragilità umana, in un moderno e visionario dramma.

Una raffinata antologia di celebri balletti e creazioni originali – domenica 31 gennaio alle 21 – con “Le Maschere”, una coreografia di Fredy Franzutti ispirata al tema del Carnevale e alla grande tradizione delle maschere italiane, su musiche di Wolfgang Amadeus Mozart, Cesare Pugni, Riccardo Drigo, Johannes Brahms e Gioachino Rossini (produzione Compagnia Balletto del Sud). Il fascino e il mistero delle maschere, che hanno origini antiche e ben radicate nella cultura europea (e non solo), e poi si codificano nei personaggi e nei caratteri della Commedia dell’Arte, oltre a nutrire un vasto immaginario e il gusto popolare, come dimostrano le riproduzioni in ceramica e le declinazioni Liberty e Art Déco, si riflettono anche nelle opere coreutiche di artisti come Marius Petipa e Michel Fokine. Ne “Le Maschere”, Fredy Franzutti ripropone alcuni classici, come “Harlequinade” (Les millions d’Arlequin) di Marius Petipa, con musiche dell’italiano Riccardo Drigo, presentato nel 1900 a San Pietroburgo con grande successo, e pure “Il Carnevale di Venezia”, sempre di Petipa, del 1859, un pas de deux su musica di Cesare Pugni creato per la ballerina Amalia Ferraris e successivamente inserito nel balletto “Satanella” (Le diable amoureux). E ancora, “Carnaval” di Michel Fokine, un breve atto unico, creato in Russia nel 1910 sull’omonima Suite per pianoforte Op. 9 di Robert Schumann, già famoso a pochi mesi dal debutto anche grazie alla versione eseguita a Berlino dai Ballets Russes di Diaghilev, con Lydia Lopokova e il “divino” Nijinskij. In programma anche “The Fairy Doll” (Die puppenfee), una coreografia di Nikolaj e Sergej Legat per il Teatro Ermitage di San Pietroburgo datata 1903, su musiche di Josef Bayer, tratta dal racconto di Hoffmann che ha ispirato la “Coppélia” di Saint-Léon–Delibes; e “La morisca”, una Cachucha, creata nel 1836 per Fanny Elssler. Infine una serie di creazioni dello stesso Fredy Franzutti, tutte ispirate al tema della maschera o alle feste di Carnevale.

Una storia di sport tra successi e sconfitte, incontri e avventure – venerdì 12 febbraio alle 21 – con “La Magnifica Imperfezione / Giro del mondo di una palla in volo”, uno spettacolo scritto e diretto da Nicola Zavagli e interpretato da Andrea Zorzi e Beatrice Visibelli (produzione Teatri d’Imbarco). Un funambolico viaggio nell’universo della pallavolo, una disciplina nata in America, nel Massachusetts alla fine dell’Ottocento da un’idea di William Morgan, dapprima con il nome di Mintonette, poi trasformato in volleyball e approdata alle Olimpiadi nel 1964. Sul palco Andrea Zorzi, detto “Zorro”, un fuoriclasse della pallavolo, esponente della “generazione di fenomeni” che guidata da Julio Velasco ha portato l’Italia al trionfo dalla fine degli Anni Ottanta e l’attrice Beatrice Visibelli, protagonisti di un coinvolgente racconto per quadri, attraverso cinque continenti, tra gare e tornei, performances straordinarie e strategie di un gioco di squadra, prezioso sul campo come nella vita. “La Magnifica Imperfezione” ripercorre la diffusione e la progressiva affermazione in tutto il pianeta di uno sport fatto di tecnica e agilità, visione d’insieme e “regia”, velocità e potenza: sullo sfondo, scenari mutevoli, «dai porti affollati agli oceani sterminati, dalle palestre e dagli oratori di provincia ai campi improvvisati tra pretini e militari russi; dalle atmosfere sospese delle streghe giapponesi all’energia colorata degli hippy californiani, fino agli incontri con fenomeni italiani». Una pièce teatrale per raccontare «la forza universale dello sport come esperienza condivisa e come linguaggio senza confini». Un viaggio nel tempo che si intreccia alla storia del Novecento, e «si spinge fino all’immaginario collettivo delle nuove generazioni, evocando Mila e Shiro, icone di un cartone animato che ha appassionato i giovani Millennials, testimoniando come la pallavolo, tra realtà e fantasia, abbia saputo diventare parte integrante di un patrimonio culturale globale».

Un tuffo nelle atmosfere della Swinging London – lunedì 22 febbraio alle 21 – con “Sinceramente Bugiardi” di Alan Ayckbourn, nella traduzione di Luigi Lunari, con Max Pisu accanto a Matteo Pisu e Valeria Lo Verso, con la partecipazione di Roberta Petrozzi, con i costumi di Laura Liguori, collaborazione alle scene di Lucio Diana, per la regia di Marco Rampoldi (coproduzione Manifatture Teatrali Milanesi e Rara Produzioni, in accordo con Arcadia & Ricono Ltd). Una moderna commedia degli equivoci, incentrata su una giovane coppia, che vive un tenero idillio fatto di piccole schermaglie e troppi segreti, tra cui le interferenze di un antico amante, non rassegnato a farsi da parte: tra una proposta di matrimonio e qualche sintomo di gelosia, i due innamorati iniziano a progettare il loro futuro insieme. Nell’Inghilterra dei Beatles e dei Rolling Stones, si innesca una rivoluzione culturale e dei costumi, insieme all’emancipazione femminile unita a una nuova consapevolezza e a un desiderio di libertà. Nel tentativo di mettere fine, una volta per tutte alla relazione con l’uomo sposato e più grande di lei, che continua a telefonarle, la protagonista decide di incontrarlo per chiarire la situazione una volta per tutte, ma al fidanzato racconta invece che andrà a far visita ai suoi genitori. In casa dell’ex amante, la giovane donna trova oltre alla di lui moglie, intenta ai preparativi per il pranzo, anche il fidanzato, deciso a presentarsi ai futuri “suoceri”; inizia così il gioco degli equivoci, con la protagonista che cerca comunque di conservare il segreto sulla relazione con il padrone di casa, il quale a sua volta lancia allusioni maliziose mentre la moglie ignara prova a sostenere le ragioni del giovane visitatore presso il consorte. Una giostra vorticosa dei sentimenti, tra amori e tradimenti, inganni e bugie, in cui ogni parola cela un insidia o un indizio pericoloso… con un finale tutto da scoprire.

Una moderna tragedia tra mito e Storia – domenica 28 febbraio alle 21 – con “Elettra 1944”, con drammaturgia e regia di Giancarlo Nicoletti, nell’interpretazione di Pamela Villoresi e Giulio Corso, accanto a Francesco Foti, Alice Spisa, Cristina Todaro e Giacomo Andrea Faroldi, con scene di Alessandro Chiti e costumi di Giuseppe Ricciardi, musiche di Mario Incudine, disegno luci di Giuseppe Filipponio, aiuto regista Giuditta Vasile (produzione Altra Scena e L’Altro Teatro, in collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi). Sulle tracce dell’“Orestea”, Giancarlo Nicoletti mette in scena il conflitto fra genitori e figli, in tempo di guerra, quando le ideologie spezzano i legami di sangue e il dramma esplode tra le mura domestiche: in una Roma occupata, un inatteso ritorno rompe il fragile equilibrio costruito su verità taciute o rimosse, preludio a una necessaria catarsi. In “Elettra 1944” lo scontro tra fascisti e partigiani, in un’Italia dilaniata, tra l’eco dei bombardamenti, delle rappresaglie e delle stragi, esaspera la naturale dialettica tra visioni politiche opposte: la pièce racconta l’intrecciarsi tra le singole esistenze e il destino dei popoli, con l’inesorabile incedere della Storia che stravolge certezze e consuetudini, mettendo a confronto carnefici e vittime. «Il ciclo degli Atridi… non parla soltanto di colpa o di vendetta, ma di ciò che succede quando una comunità, dopo essersi consumata nell’odio, decide di trasformare la violenza in legge, il destino in scelta, il passato in memoria condivisa» – sottolinea Giancarlo Nicoletti –. «Quel passaggio – dalle Erinni alle Eumenidi, dalla foga del sangue al tribunale – è uno dei gesti più rivoluzionari della storia del pensiero umano».

Omaggio al grande Eduardo De Filippo – sabato 6 marzo alle 21 – con “Ditegli sempre di sì”, una commedia scritta per Eduardo Scarpetta nel 1927, come atto unico in napoletano con il titolo “Chill’è pazzo!” e poi riproposta in una nuova versione, più “italianizzata”, nel 1932, con i tre fratelli Eduardo, Titina e Peppino De Filippo e con Tina Pica e Dolores Palumbo, in cui si affronta in chiave tragicomica il tema della follia. Sotto i riflettori Mario Autore, Anna Iodice e Domenico Pinelli, accanto a Gianluca Cangiano, Mario Cangiano, Luigi Leone, Antonio Mirabella, Laura Pagliara, Vittorio Passaro, Lucienne Perreca, Simona Pipolo e Federica Pirone, con scene di Luigi Ferrigno e Sara Palmieri, costumi di Viviana Crosato e Antonietta Rendina e musiche di Mario Autore, per la regia di Domenico Pinelli (produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo). “Ditegli sempre di sì” racconta la vicenda di un commerciante Michele Murri, finito in manicomio in seguito a una grave crisi di nervi, che dimesso torna a casa, dalla sorella Teresa cui il medico raccomanda di assecondare sempre il paziente, per non turbare il suo fragile equilibrio mentale. Ma la guarigione è solo apparente e il protagonista, i cui recenti trascorsi sono tenuti nascosti dalla sorella, non riesce a riadattarsi al mondo e alle convenzioni della società: nascono così una serie di errori e fraintendimenti, con esiti più o meno imbarazzanti, finché durante una festa la pazzia si manifesta in modo inequivocabile e in uno sdoppiamento di personalità è lo stesso commerciante a sollecitare il proprio ritorno nello spazio protetto e sicuro del manicomio. Intorno al protagonista, ruotano i vari personaggi, a partire dalla sorella, che cerca invano di nascondere la malattia e di porre rimedio ai danni; e poi un attore scapestrato, un padrone di casa troppo intraprendente, un truffatore con la sua fidanzata e due fratelli divisi da un’antica lite, in un colorato affresco di varia umanità.

Il fascino e il mistero del “canto delle pietre”, in un percorso alla riscoperta dei paesaggi sonori – venerdì 19 marzo alle 21 – con “Resounding”, una creazione della danzatrice e coreografa Francesca La Cava, con musica originale e live electronics a cura di Marco Ariano, nell’interpretazione di Angela Caputo, Andrea Di Matteo, Chiara Mameli, Camilla Perugini, Virginia Picchi e Antonio Taurino (produzione Gruppo e-Motion). “Resounding” è un’opera coinvolgente e immersiva, nata da un’idea dell’artista cagliaritana, con all’attivo un’intensa carriera come danzatrice, con collaborazioni con numerose compagnie in Italia e all’estero e con gradi maestri, vincitrice di prestigiosi premi, docente all’Accademia Nazionale di Danza di Roma e co-fondatrice del Gruppo e-Motion, e elaborata sui corpi dei performers, come una scrittura scenica, in una rigorosa partitura fisica e sonora, con un’interazione con il pubblico. Un immaginifico viaggio nella natura, come in un racconto per quadri, per dialogare con i diversi mondi – animale, vegetale e minerale – tra cui si inserisce la specie umana, capace di straordinarie intuizioni e invenzioni, ma anche di causare catastrofi e devastazioni: “Resounding” – fin da titolo, traducibile come «clamoroso, strepitoso, che si riaccende, suonante, sonoro» – è un invito a mettersi in ascolto, a percepire le vibrazioni e cogliere le “voci” delle altre forme di vita, fino al suono delle pietre. Una coreografia di danza contemporanea, tra geometrie di corpi in movimento, con l’uso della realtà aumentata e una drammaturgia decisa dal pubblico, attraverso la scelta e la sequenza delle carte – Flow States, Animal Motion, In Motion e Playing – e quindi mutevole, che si traduce in una dimensione esperienziale, volta al «raggiungimento di uno spazio liminale dove artisti e spettatori hanno la possibilità di vivere e condividere una pratica trasformante».

Un’indagine sul confine tra realtà e follia con un classico del teatro del Novecento – giovedì 8 aprile alle 21 – con “Il Berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello, con Irma Ciaramella, Ivano Falco, Gino Auriuso, Margherita Patti, Gioele Rotini e Ottavia Orticello, con scene e costumi di Francesca Serpe, per la regia di Gino Auriuso (produzione Artenova ETS). In bilico fra tragedia e farsa, “‘A birritta cu ‘i ciancianeddi” è un moderno “dramma della gelosia” – scritto originariamente in siciliano, poi tradotto in italiano – in cui a reclamare vendetta e una punizione esemplare per gli adulteri è la moglie tradita, l’impulsiva Beatrice Fiorica, decisa a far scoppiare uno scandalo rivelando al mondo la liaison tra il marito, l’illustre Cavalier Fiorica e la procace Nina, moglie dello scrivano Ciampa. Nella sua giusta indignazione, la signora tralascia un dettaglio non di secondaria importanza, come la tradizione del “delitto d’onore” che imporrebbe al Ciampa, marito “cornuto”, di uccidere la moglie e l’amante, una volta che i due fedifraghi, in seguito alla denuncia della signora, siano stati sorpresi in flagranza di reato e dunque arrestati cosicché la colpa dell’adulterio sia stata ormai rivelata agli occhi di tutti. La scelta di Beatrice Fiorica, che ha rifiutato i saggi consigli del fratello Fifì e della vecchia Fana e le proposte di Ciampa, che avrebbe voluto affidarle la consorte, determina una situazione insostenibile con l’obbligo “morale” e sociale, per lo scrivano, di lavare l’onta nel sangue: un’eventualità davanti a cui anche la signora arretra. E’ infine Ciampa a risolvere l’impasse, con una trovata paradossale: la simulata pazzia di Beatrice Fiorica, che avrebbe immaginato ogni cosa, mentre l’adulterio non sarebbe mai avvenuto, solo nella sua folle gelosia la signora avrebbe scambiato un innocente “incontro” per un tradimento. Una finzione necessaria affinché, senza tragedie o delitti, salvaguardando il gioco delle maschere, dopo un soggiorno della donna in una casa di cura, tutto possa ritornare alla normalità.

Finale con brio – giovedì 22 aprile alle 21 – su “Ti ho sposato per allegria”, fortunata commedia di Natalia Ginzburg, con Giampiero Ingrassia, Marianella Bargilli e Lucia Vasini, e con Claudia Donadoni e Viola Lucio, musiche di Alessandro Nidi e Andrea Centonze, disegno luci di Mattia De Pace, video di Marco Schiavoni e manichini di Raffaella Montaldo, per la regia di Emilio Russo (produzione Tieffe Teatro – Teatro Menotti). Una pièce brillante incentrata sul rapporto di coppia e sulle relazioni umane, con una cifra ironica e garbata, in cui attraverso le conversazioni tra i protagonisti – Pietro e Giuliana, due giovani sposi, intorno a cui si muovono Vittoria (la domestica) e la madre e la sorella di Pietro – emergono le storie e i caratteri di ciascuno, in un insolito ritratto di famiglia. Natalia Ginzburg, scrittrice e drammaturga, figura di spicco della cultura italiana del Novecento, vincitrice del Premio Strega con “Lessico Famigliare”, in “Ti ho sposato per allegria” tratteggia dei personaggi dalla psicologia complessa, a partire da Giuliana, una donna moderna, libera e emancipata, apparentemente svagata, che nei dialoghi con il marito alterna dubbi esistenziali e riflessioni filosofiche. Una creatura affascinante, incarnazione di una femminilità spregiudicata, apparentemente fragile, ma anche capace di resistere alle intemperie della vita, pronta a raccontare e raccontarsi con una naturalezza e una grazia che illuminano lo squallore della miseria e una ingenuità quasi infantile. Nella leggerezza con cui si muove nel mondo, si cela il segreto dell’allegria, che incanta Pietro, uomo serio e razionale, quasi troppo maturo e equilibrato per la sua età, e rappresenta un ingrediente indispensabile per la felicità.

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