E’ un “tesoro” da oltre 47 milioni di euro quello confiscato dai finanzieri del Comando provinciale di Roma all’imprenditore capitolino, residente all’estero, Gabriele De Bono, ritenuto “socialmente pericoloso” per reati fiscali e contro il patrimonio.
Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Roma – Sezione specializzata misure di prevenzione sulla base del Codice antimafia, riguarda 15 unità immobiliari tra appartamenti, garage e terreni, nei comuni di Roma, Bracciano (Roma), Formello (Roma), Monte Argentario (Grosseto), Olbia (Sassari) e Torgiano (Perugia), auto e moto d’epoca, barche, 83 orologi di valore e rapporti finanziari.
Tra i beni confiscati spiccano, per importanza, una storica imbarcazione a vela monoalbero – il più grande cutter aurico del mondo – risalente al 1920, della lunghezza di 46,60 metri, una villa con piscina nel rinomato quartiere romano dell’Olgiata, auto storiche Rolls Royce, Bentley e Ferrari. Alcuni dei beni individuati, tra cui l’imbarcazione a vela, sono già stati venduti all’asta dall’amministrazione giudiziaria nominata dal Tribunale, ricavando l’importo complessivo di oltre 2 milioni e mezzo di euro, somma che con il provvedimento ablatorio finisce nel patrimonio dello Stato.
I beni in questione erano stati sequestrati due anni fa dagli specialisti del G.i.c.o. del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Roma. Le indagini avevano consentito di qualificare il destinatario della misura quale “soggetto abitualmente dedito, sin dal 1998, a reati fiscali e contro il patrimonio, da cui traeva risorse economiche utili a sostenere un tenore di vita sproporzionato rispetto a una inesistente capacità reddituale, connotata dall’assenza di dichiarazioni fiscali presentate nell’ultimo decennio.
In particolare – spiegano gli investigatori – mirati approfondimenti avevano permesso di ricondurre all’imprenditore la gestione e la titolarità di fatto, in forma diretta o indiretta, di una galassia societaria ovvero di entità giuridiche di diritto estero, aventi sede anche in paradisi fiscali, intestate formalmente a prestanome, utilizzate per commettere reati fiscali e operazioni di riciclaggio di proventi illeciti”.





















