C’è una voce che, quando parla di Sardegna, non usa mai il tono della lamentela o della cartolina. È una voce calda, ironica, tenace, capace di passare dal sorriso alla profondità senza perdere mai di autenticità. È la voce di Katia Corda: attrice, regista, scrittrice, donna di Barbagia e di scena, figura poliedrica che ha scelto di raccontare la propria terra non come un museo, ma come un organismo vivo, pulsante, a volte ferito, sempre fiero. Nata e cresciuta tra le radici profonde della Barbagia (e legata anche a Villasor), Katia ha scoperto il teatro a quindici anni. Non in un’accademia prestigiosa di Roma, ma in un laboratorio della compagnia Fueddu e Gestu.
Là, imitando i professori, i conoscenti, gli attori, ha capito che la recitazione non era un gioco: era la sua strada. Da quel momento ha costruito tutto con determinazione, indipendenza e una curiosità instancabile. Master class con grandi nomi (Pupi Avati, Carlo Verdone, Giovanni Veronesi, Ferzan Özpetek e altri), esperienze internazionali, e soprattutto una fedeltà assoluta alla propria identità. Sul set e sul palcoscenico Katia è diventata Angheledda, la donna che, dietro il fazzoletto come un’armatura, tesse relazioni silenziose in una Barbagia che cambia, in Bandidos e Balentes: Il Codice Non Scritto. Quel ruolo le ha portato il premio come miglior attrice internazionale (e miglior attrice protagonista al Gulf Naples Film Festival).
È stata Agostina, la proprietaria di un’agenzia funebre che esce con la borsetta a forma di bara e si fa fotografare in pose da vamp accanto alle bare, in A Si Biri di Francesco Trudu. È stata Lucrezia, la pseudo-contessa truffaldina di Orlando e Carlotta, la prima fiction sarda in lingua italiana. È stata la dott.ssa Piscitelli in Side Effect, e ha lavorato anche con Pupi Avati nel corto Una grande famiglia. Ogni personaggio porta con sé qualcosa di lei: forza, ironia, umanità.Poi è arrivata la regia.
Con Fragheterra (Profumo di terra), nato da un’idea di Franco Mascia e girato tra Baunei, Arzana, Elini e Arbatax, Katia ha fatto qualcosa di più: ha messo la cinepresa al servizio di un atto d’amore. Un mediometraggio prodotto dalla Pentamedia Management di Angelica La Sala, sostenuto dalla fiducia tipicamente sarda di aziende ogliastrine, che ha vinto al Vesuvius Film Festival di Napoli (miglior film e miglior regia femminile). Non un film contro qualcosa, ma un film per: per una Sardegna che non è solo paesaggio, ma gente, relazioni, profumo di terra che ti segue ovunque, anche quando ti allontani. Un film che decostruisce stereotipi trasformandoli in archetipi, che rifiuta l’immagine di un’isola afona e vittima, e cerca invece quella più sanguigna, più vera.E poi c’è la scrittura.
Il libro autobiografico E chi se li (s)Corda! (Arduino Sacco Editore) è un piccolo gioiello di ironia e resilienza. Katia racconta episodi della sua vita che, quando li ha vissuti, le hanno fatto male — compreso il naufragio della Costa Concordia del 2012, di cui è superstite — e li esorcizza con la forza del sorriso. “L’ironia ci salverà sempre, sul set e nella vita”, dice. E ha ragione. Perché dietro quella ironia c’è una donna che ha saputo trasformare il dolore in materia artistica, senza mai diventare vittima, senza mai perdere la leggerezza.E mentre settembre si avvicina, Katia torna ancora una volta sul palcoscenico che ama. Torna Amori in Corsia… e che teatro! A Elmas il 20 settembre alle ore 19.00, Teatro Maria Carta.
Un appuntamento da non perdere, un’altra occasione per incontrare la sua energia, la sua ironia e quella capacità unica di trasformare il quotidiano in teatro vero, caldo, umano.Katia Corda non è solo una professionista del cinema e del teatro sardo. È una barricadera dietro la cinepresa, una voce che non accetta più di essere raccontata dagli altri. È la dimostrazione che si può partire da un laboratorio teatrale di paese, attraversare tragedie personali e set internazionali, e tornare sempre a casa con le mani piene di storie da regalare. È la prova che la Sardegna non ha bisogno di essere “salvata” o “spiegata”: ha bisogno di essere ascoltata, raccontata, amata così com’è — con le sue contraddizioni, la sua forza, il suo profumo di terra. In un panorama culturale che a volte rischia di ripetere gli stessi cliché, Katia continua a camminare leggera e determinata, tra Barbagia e set, tra ironia e profondità, tra recitazione, regia e scrittura. E ogni volta che lo fa, ci ricorda qualcosa di essenziale: che l’arte, quando è vera, non è mai solo spettacolo. È radice, è memoria, è futuro.Grazie, Katia. Per aver scelto di restare fedele a te stessa e alla tua isola.
Per averci mostrato che si può essere poliedrici senza mai disperdere il centro. Per averci insegnato che il profumo della terra, se lo porti dentro, non si spegne mai. E a chi vuole provarlo dal vivo: a Elmas il 20 settembre alle ore 19.00, Teatro Maria Carta, con Amori in Corsia. Non mancate.
Di Roberto Figus






















