Il 30 ottobre è previsto a Cagliari lo sciopero generale della scuola in Sardegna promosso dai Cobas che annunciano un corteo con concentramento alle 10:30 in p.zza del Carmine.
IL corteo si snoderà per le vie della città per concludersi sotto il Consiglio Regionale e deve come punti programmatici, la battaglia contro le norme coloniali che consentono la speculazione energetica in Sadegna e chiedono una vera autodeterminazione delle risorse energetiche da parte del popolo Sardo;
Contro le guerre, la “militarizzazione” delle scuole e le censure, le Servitù Militari e le spese militari in continuo aumento e per la riconversione delle fabbriche di armi e la fine del loro commercio con investimenti di tali risorse nelle urgenti necessità sociali;
Per lo sviluppo della Lingua, della Storia e della Cultura della Sardegna e per una Legge sulla Scuola Sarda: per l’utilizzo delle risorse della Regione Sardegna per sovvenzionare adeguatamente i trasporti, le mense, i convitti, l’edilizia scolastica e la lingua, la storia e la cultura Sarda e contro inutili attività (vedi progetti Iscol@ et similia), con le quali sono state esclusivamente sperperate cospicue risorse economiche.
Inoltre, lo sciopero è stato convocato contro il dimensionamento scolastico e il continuo smantellamento degli Istituti, che non ha tenuto in alcun conto le specificità dei territori, ha previsto la creazione di Istituti “monstre” ingestibili e la perdita di migliaia di posti di lavoro in Sardegna;
Contro le “riforme” degli Istituti Tecnici e Professionali che riducono la qualità dell’istruzione, svendono la scuola pubblica agli interessi della formazione privata e tagliano posti e didattica;
Contro il decreto – legge sul “tetto” di alunne/i straniere/i per classe, misura meramente ideologica, e per effettivi investimenti che garantiscano una giusta integrazione;
Contro le nuove indicazioni nazionali e la scuola della digitalizzazione selvaggia e per il mantenimento dei Collegi Docenti in presenza;
Per la modifica delle Leggi Fornero e Dini che allungano a dismisura la vita lavorativa e prevedono pensioni miserabili per le attuali e, soprattutto, per le prossime generazioni e contro gli ultimi CCNL Scuola che hanno previsto aumenti ridicoli rispetto all’inflazione (oggi al 4,2%) ed alla perdita del potere d’acquisto degli ultimi anni e per veri salari “europei”.




















