La crisi porta il gruppo svedese H&M (fondato da Erling Persson nel 1947) a una drastica decisione: la chiusura di 160 negozi nel corso del 2026, compresi store italiani. I numeri parlano chiaro: nel primo trimestre 2026 i ricavi del gruppo sono calati del 10%, nonostante l’aumento dell’utile operativo. La strategia di ripresa è volta a ridurre la presenza fisica e rafforzare invece il settore e-commerce, andando in direzione di un nuovo modello retail che prevede di incrementare le vendite online, lasciando aperti solo i negozi più grandi e nelle location strategiche, quelle che possono rivelarsi più performanti in termini di vendite e ricavi.
Chiuderà lo store di Roma Tuscolana, che coinvolgerebbe 17 lavoratori a tempo indeterminato. La fatidica data dovrebbe essere il 10 maggio. Dovrebbero invece essere ristrutturati i punti vendita di Bari e Conegliano (Treviso). La decisione preoccupa, ovviamente, i dipendenti e sul tavolo c’è da affrontare anche questo tema cruciale: l’occupazione, le condizioni contrattuali. Ecco perché è in corso il confronto coi sindacati, che chiedono un nuovo accordo di lunga durata e contratti stabili. Fino a questo momento, è sempre stato forte il ricorso al lavoro a chiamata.
La novità, quindi le chiusure, non riguarda solo i negozi H&M, ma anche quelli del marchio & Other Stories, con il trasferimento delle attività creative da Parigi a Stoccolma e la chiusura della sede francese. Anche in questo caso, si andrebbero a perdere circa 30 posti di lavoro, tutto personale altamente specializzato. L’azienda di abbigliamento svedese è proprietaria, oltre che di H&M e di & Other Stories, anche dei marchi Cheap Monday, COS, Monki, Weekday. Già nel 2022 c’era stata la chiusura di oltre 150 negozi in Russia, come conseguenza dello scoppio della guerra con l’Ucraina, nonostante fosse uno dei mercati più redditizi.






















