“La sentenza del Tribunale di Milano che ha condannato in primo grado Ilaria Salis per il licenziamento senza giusta causa di due collaboratori impone una riflessione politica seria. Chi ha costruito la propria immagine sulla difesa dei diritti dei lavoratori dovrebbe essere il primo a garantire il rispetto di quei diritti all’interno del proprio staff. Se una sentenza dispone un risarcimento di oltre 300 mila euro per licenziamenti ritenuti illegittimi, siamo di fronte a una vicenda che ancora una volta evidenzia come tra dire il fare vi è di mezzo il mare, o l’oceano per meglio dire. – commenta il Deputato leghista Dario Giagoni.
Questa vicenda evidenzia, a mio avviso, tre aspetti particolarmente gravi. Il primo riguarda l’incoerenza ideologica: chi si proclama paladino dei lavoratori non può trovarsi coinvolto in una vicenda che riguarda la violazione delle più elementari tutele dei medesimi. Il secondo riguarda il rapporto con le istituzioni. La scelta di non costituirsi nel giudizio può essere letta come un segnale di scarsa attenzione nei confronti del procedimento e dell’accertamento giudiziario, alimentando interrogativi sul rispetto dovuto alle istituzioni. Il terzo, infine, riguarda il danno d’immagine che episodi di questo tipo rischiano di arrecare alle istituzioni italiane e alla credibilità della rappresentanza del nostro Paese al Parlamento europeo. Come sempre – prosegue Giagoni – a sinistra si riempiono la bocca di parole come lavoro, diritti, dignità e tutela dei lavoratori. Sono gli stessi concetti che vengono continuamente utilizzati per impartire lezioni agli avversari politici. Eppure, quando i fatti riguardano esponenti della propria parte politica, quei principi sembrano improvvisamente perdere valore. Ancora una volta emerge quella che considero una delle più grandi contraddizioni della sinistra: si predica bene e si razzola male. La credibilità politica si misura con i fatti, non con gli slogan. Per un momento mi piacerebbe avere una sfera magica per vedere le dichiarazioni dell’eurodeputata se questo fosse avvenuto a parti inverse.”





















