“Gli arresti arbitrari non sono una pratica nuova di Israele sui civili palestinesi, ma dall’ottobre 2023 si sono quasi decuplicati. Ammontano a oltre 20mila, tra cui 1500 bambini. Sono 9mila i palestinesi detenuti senza accusa né processo – amministrativo – e c’è un altro crimine che finora non era mai stato documentato: quello delle sparizioni forzate. Oggi in Palestina si contano 4mila desaparecidos. Persone arrestate ma che non si sa che fine abbiano fatto”. Lo riferisce la relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, presentando al Senato il rapporto ‘Genocidio e Tortura’, su invito di deputati di opposizione, il senatore di Alleanza verdi e sinistra (Avs) Peppe De Cristofaro, e con la partecipazione di Laura Boldrini del Pd e di Dario Carotenuto del M5s.
“La tortura è una pratica sistemica che accompagna da decenni l’occupazione della Palestina, ma a partire dall’ottobre 2023 si è ampliata e ha raggiunto un nuovo livello di brutalità e sistematicità”, sottolinea Albanese, sostenendo che la tortura è oggi “parte integrante di un ampio progetto genocidario” e di “punizione collettiva”.
Una strategia che secondo la relatrice Onu punta a “spezzare i detenuti fisicamente e psicologicamente, distruggendo il tessuto sociale di intere comunità, costringendole ad abbandonare la loro terra”. Secondo Albanese, “è questa la finalità di tutto ciò”.
Israele sta “imponendo deliberatamente un ambiente di tortura collettiva su un intero popolo, quello palestinese, in cui la vita quotidiana diventa sofferenza organizzata, in cui il dolore fisico, psicologico ed esistenziale non è effetto collaterale della violenza, ma il metodo”. È la conclusione raggiunta da Francesca Albanese.
“Nel quinto rapporto che redigo in epoca di genocidio- inizia la relatrice Onu- ho raccolto circa 300 testimonianze di sopravvissuti e sono giunta a questa conclusione: non soltanto è vero quello che avevano denunciato le organizzazioni israeliane, cioè che le carceri israeliane si sono trasformate in reti di centri tortura; non solo è vero quanto dice il Comitato contro la tortura dell’Onu, cioè che Israele pratica la tortura come politica di Stato; e non solo è vero quanto afferma la commissione d’inchiesta Onu su Israele e Palestina dello scorso anno, secondo cui la tortura è stata perpetrata nel contesto del genocidio a Gaza: per il genocidio palestinese, la storia ricorderà l’annientamento di Gaza. Uomini e donne come noi- denuncia ancora- vestiti da soldati, funzionari di Stato, forze dell’ordine, persino personale medico, hanno permesso di fare su uomini e donne come noi, su figli come i nostri, lo stadio finale di un progetto sistematico e più lungo” che consiste nella costruzione deliberata di “un ambiente in cui la sofferenza fisica e psicologica non è effetto collaterale della violenza, ma diventa metodo”.
“Nelle carceri israeliane la violenza sessuale è diventata diffusa e strumento di umiliazione e dominio- continua Albanese-. Uomini, donne e bambini palestinesi hanno denunciato ripetute violenze nell’area genitale, abusi sessuali e stupri”.
Oltre alle violenze sessuali, secondo la responsabile, “le pratiche documentate nelle prigioni israeliane includono ammanettamenti prolungati, bendaggio continuo degli occhi, fame, privazione del sonno, negazione delle cure e torture psicologiche sistematiche, pestaggi estremi, fino a provocare fratture delle ossa”.
Secondo Albanese, “quasi un centinaio dei detenuti palestinesi è morto in custodia israeliana, e la punizione continua anche dopo la morte perché per anni le autorità israeliane trattengono i corpi, rifiutandosi di restituire le salme alle famiglie”.
Nella sua audizione al Senato sul report ‘Genocidio e Tortura’, per la relatrice Onu sui Territori palestinesi Occupati ciò che è più preoccupante è che “il diritto alla tortura sui palestinesi non è avocato solo dallo Stato, ma attraversa tutta la società israeliana: il parlamento- ricorda- ha ampliato i poteri di arresto e detenzione indebolendo le garanzie di tutela dei diritti della persona; i tribunali hanno avallato pratiche abusive e illegali; certe figure istituzionali, dei media, di vari settori culturali e persino alcuni esponenti religiosi hanno legittimato il linguaggio disumanizzante, che avalla la violenza contro i palestinesi; i funzionari israeliani catturati perché ripresi dalle telecamere di sorveglianza a compiere violenze fisiche e sessuali, anche di gruppo, sui detenuti palestinesi, sono stati pubblicamente difesi, celebrati e sottratti a qualsiasi forma di responsabilità, mentre la persona dell’esercito che ha denunciato è ancora agli arresti”.
Secondo Albanese, l’intera società israeliana, “attraverso la cultura dell’impunità e della normalizzazione”, ammette quello che “gli psichiatri esperti in tortura definiscono ‘ambiente torturante’ sui civili palestinesi, ossia una forma di tortura psicologica continua e collettiva a cui nessuno può sottrarsi, a Gaza quanto in Cisgiordania. Immaginate- continua la relatrice Onu- di vivere sotto bombardamenti che da oltre due anni e mezzo non si sono mai fermati, nonostante il cosiddetto cessate il fuoco, milioni di persone sfollate costrette in tende fatiscenti. A Gaza, Israele ha reso l’intera popolazione civile un obiettivo militare. In Cisgiordania intere comunità vivono sotto la minaccia costante dello sfollamento forzato da parte di coloni e militari, e del terrorismo perpetrato dai coloni”.
Alla luce di tutto questo, conclude, “la tortura non è più una deviazione del sistema, è il sistema, e questo è Israele”.




















