Scritto tra gli anni Settanta e Ottanta, Il Libro Verde non è un semplice manifesto politico, né un’operazione propagandistica nel senso corrente del termine.
È il tentativo radicale di formulare una terza via tra liberalismo e socialismo, una critica frontale ai sistemi rappresentativi moderni e alla loro pretesa democratica.
Contro partiti, parlamenti, referendum e delega politica, Gheddafi propone una teoria della democrazia diretta integrale, fondata sul potere immediato delle masse organizzate in congressi popolari. Una visione che rifiuta tanto il capitalismo quanto il marxismo, e che individua nello Stato rappresentativo una forma mascherata di dittatura.
Il testo affronta, con linguaggio netto e senza mediazioni, i nodi centrali della politica moderna: sovranità, partecipazione, lavoro, proprietà, nazione, identità collettiva. Ne emerge un pensiero sistematico, utopico e al tempo stesso profondamente polemico, che va letto per ciò che è: una sfida teorica all’ordine politico occidentale.
Ripubblicato oggi, “Il Libro Verde” non chiede adesione, ma comprensione. È un documento che costringe il lettore a interrogarsi su cosa significhi davvero “potere del popolo” e su quanto le democrazie contemporanee siano disposte a tollerarlo.




















