“Noi non siamo la Cayenna d’Italia. Noi non vogliamo essere l’isola deposito del 41bis.
Noi vogliamo essere un’isola che si prende le sue responsabilità ma che allo stesso tempo fa anche un percorso diverso rispetto anche al tema carcerario. E quello che dico è che ha ricevuto la voce di tutti: della Regione, dei parlamentari, dei territori, dei sindaci. Se questo non basta, la cosa importante sarà ovviamente utilizzare tutti i mezzi che noi abbiamo a disposizione per opporci rispetto a questo tipo di scelta discriminatoria”. Lo ha detto la presidente della Regione Alessandra Todde a proposito della conferma da parte del ministro Nordio dell’arrivo nell’Isola dei detenuti in regime di 41 bis secondo un piano di trasferimenti deciso dal governo.
“Da una parte noi abbiamo l’insularità in Costituzione che dice che noi dovremmo essere avvantaggiati per il fatto di essere un’isola e dall’altra parte abbiamo una legge del 2009 che dice che, siccome le aree insulari devono essere, come dire, quelle privilegiate per questo tipo di passaggi, abbiamo una discriminazione di questo tipo. Io dico che è ora di cambiare la legge – ha aggiunto a margine dell’assemblea dei soci del gestore idrico sardo Abbanoa – I nostri parlamentari di tutta la mia maggioranza lo stanno proponendo da tempo e credo che sia importante dire al ministro che la Sardegna non è il suo carcere personale. Il 27 aprile visiterò il carcere di Badu ‘e Carros (Nuoro, ndr) anche perché ci sono due punti che io voglio sottolineare: i costi, chi sta pagando per i lavori che vengono fatti e a che punto siamo, e soprattutto la sicurezza. Badu ‘e Carros è un contesto che ha già dato prova di vulnerabilità e Bade ‘e Carros è un carcere che è dentro la città. Quindi c’è anche un tema di sicurezza su cui noi vogliamo risposte”.




















