Conservare e raccontare la complessità e la storia di uno spazio poco conosciuto anche da gran parte dei cagliaritani: anni e diverse campagne di scavi restituiscono finalmente alla città la parte più importante dell’area archeologica di Santa Caterina, che sarà presto visitabile da cittadine, cittadini e visitatori.
La prima certezza, illustrata durante l’anteprima alla stampa sul completamento dei lavori portati avanti tra Amministrazione comunale e Soprintendenza, è che la vita all’interno del sito si è svolta senza soluzione di continuità dall’età punica fino all’età contemporanea.
La prima novità, invece, è che sotto l’attuale terrazza che affaccia sul Bastione di Saint Remy Sono documentate anche tracce di frequentazione preistorica risalenti all’età eneolitica, con una sepoltura a circa 3 metri di profondità dal solaio collocabile fra il 3500 ed il 2200 a.C.: “Una scoperta”, sottolinea Sabrina Cisci, funzionaria archeologa referente di zona della Soprintendenza per la Città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna, “che ridetermina oggi le dinamiche storiche dell’area, prima conosciute con certezza solo a partire dal Medioevo: una giornata importante perché ci stiamo riappropriando della nostra storia”.
La conformazione della sepoltura è formata da tre ambienti parzialmente tagliati dagli sbancamenti di epoca punica, a partire dalla metà del VI secolo a.C., effettuati per realizzare una grande cisterna monumentale, di seguito riutilizzata dai romani per un uso dedicato al culto. Oggi sono parzialmente ricoperti da una volta in mattone realizzata da Gaetano Cima.
“Sono aree da scoprire per gran parte della città, fondamentalmente sconosciute alla maggior parte delle cagliaritane e dei cagliaritani”, spiega l’assessore Yuri Marcialis: “Un momento importante perché finalmente potremo vedere le diverse stratificazioni di questo sito e associarle alle diverse epoche che lo hanno visto protagonista: per questo le visite saranno guidate e composte da piccoli gruppi per garantire accessibilità, sicurezza e un percorso ottimale per la visuale”.
Nel corso dei lavori, i grandi ambienti scavati nella roccia sono stati liberati dal materiale che li riempiva (ceramiche e anfore, in particolare) e da numerosi scheletri che presentano segni di morte violenta o tortura: “Gli studi in corso sono orientati a farli risalire a scontri goti bizantini o con gli arabi, di cui le fonti storiche ci raccontano”, illustra la rappresentante della Soprintendenza.
Fra i ritrovamenti una notevole quantità di ceramica di tipo “forum ware”, molto rara nel territorio cagliaritano, e tre esemplari di rarissimi exagia in vetro: pesi monetari ufficiali utilizzati in epoca tardo-romana e bizantina, talmente rari che sono solo 15 quelli rinvenuti finora su tutto il territorio nazionale. La presenza di questi materiali e lievi modifiche apportate all’ipogeo documentano poi l’insediamento altomedievale di un gruppo monastico e l’uso religioso della struttura.
Due gli ingressi allo spazio: uno scavato nella roccia dai Romani, utile per l’accesso alla grande cisterna punica; l’altro permette un affaccio sui ritrovamenti posti immediatamente sotto la terrazza.
Le porzioni più superficiali dello scavo raccontano infatti le fasi edilizie più recenti della città, realizzate fra il XVII ed il XVIII secolo: ambienti costruiti con muri in pietra e intonacati, ambienti riempiti di oggetti in argilla cotta e palle da trabucco con inciso il calibro del proiettili, stanze pavimentate con battuti cementizi, resti di pavimentazioni in cotto e ciottoli, tratti di fortificazioni parzialmente demolite, canalette per lo scolo delle acque meteoriche, e un ricco deposito di cocci relativi alla presenza di una noria, una ruota idraulica per il sollevamento dell’acqua dal pozzo medievale della Funtana Bona, documentata negli scritti medievali e citata in uno dei primi cocci rinvenuti dello stesso attrezzo.




















