A giugno 2026 l’inflazione scende al +3,0% (dal +3,2% di maggio).
Lo rileva l’Istat.
“Il lieve rallentamento riflette essenzialmente l’attenuarsi delle tensioni sui prezzi degli Alimentari non lavorati, dei Servizi relativi ai trasporti e di quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona”. Un sostegno all’inflazione, d’altro canto, si deve alla moderata accelerazione dei prezzi degli Energetici. Nel mese di giugno l'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si riduce lievemente (da +1,7% a +1,6%), come anche quella al netto dei soli beni energetici (da +2,1% a +2,0%).
I prezzi dei beni rimangono stabili su base annua (a +3,4%) e quelli dei servizi registrano un rallentamento (da +2,8% a +2,6%). Di conseguenza, il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni si attesta a -0,8 punti percentuali (dai -0,6 punti percentuali). Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona si riduce (da +1,9% a +1,6%), come quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +4,4% a +4,1%). La variazione congiunturale dell’indice generale è sintesi, da un lato, della diminuzione dei prezzi di Alimentari non lavorati (-1,4%) e degli Energetici non regolamentati (-0,3%), dall’altro, dell’aumento di quelli dei Servizi ricreativi, culturali, e per la cura della persona (+0,6%), dei Servizi relativi ai trasporti (+0,5%) e degli Energetici regolamentati (+0,3%).
L’inflazione acquisita per il 2026 si mantiene pari a +2,6% per l’indice generale e sale a +1,7% per la componente di fondo. In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +0,1% su base mensile e a +3,1% su base annua (da +3,2% del mese precedente).




















