Ci sono cose musicali che gli Anni 70 hanno partorito con lungimiranza e che erano nate all’insegna del coraggio espressivo. Gli Opus Avantra appartengono a questa fase storica della musica sperimentale italiana, frutto indiscutibile di un’epoca libera, feconda e incontrollabile. La driving force di questa band – Donella Del Monaco (nipote di Mario Del Monaco, uno dei più grandi tenori del Novecento), Alfredo Tisocco, Renato Marengo e Giorgio Bisotto – era un quartetto di pensatori prima ancora che di musicisti. Assemblando la formazione questi quattro giovanotti avevano coniato un nome – Opus Avantra appunto – in cui si gettava un ponte artistico tra avanguardia e tradizione. Che poi stava a significare: abbattiamo le divisioni tra generi, esaltiamo l’atto musicale in quanto invenzione estetica, compiamo ciò che riunifica, invece che ciò che divide tra i secoli, i gusti e le generazioni. Ed i loro dischi, i loro testi, le loro scelte sonore, vocali e ritmiche confermavano quella visione e quella provocazione. Ne è conseguita una proposta artistica che nell’epoca della Pfm, del Banco del Mutuo Soccorso e degli Area percorreva la strada di una fusione impossibile tra melodramma e rock progressive, tra cultura francese e visioni sonore sperimentali, tra canzone e improvvisazione.
Tra scioglimenti, reunion e ripubblicazioni (è di due anni fa l’uscita del Box OA48, che raccoglie tutti gli album della band), Del Monco e Tisocco si ritrovano oggi ancora sul palco, per una serie di concerti avviata nel piccolo e prezioso teatro di Tombolo, a due passi da Padova, dove Vannuccio Zanella – coraggioso organizzatore musicale – coordina un cartellone di concerti di smisurata qualità. La formazione degli Opus Avantra oggi vede in scena (insieme ai due fondatori Del Monaco e Tisocco) Eva Conte (violoncello), Andrea de Nardi (tastiere), Giorgio Cedolin (batteria) con Mauro Martello (flauto e sax) che interpreta egregiamente il ruolo di compositore aggiunto. Tutto, naturalmente, ruota attorno a Donella Del Monaco, che ha la presenza fuori dal tempo di una sacerdotessa – fisica e spirituale – del canto, mentre Alfredo Tisocco conferma ancora una volta di essere tra i più grandi interpreti pianistici in circolazione (e non solo in Italia). Grazie a loro due si può passare dal pop al jazz, da ambientazioni progressive alle melodie mediterranee, dalla lirica al rock con credibilità e fascinazione.
La serata corre via con (addirittura) ventiquattro brani in scaletta, che toccano ed esprimono tutte le varie fasi vissute dalla formazione, dall’eccezionale esordio di Introspezione (1974) agli ultimi album Rosa rosae e Loucos. Brani solo pianistici (Introspezione, Envy, Gluttony) e interpretazioni dominate dalla voce di Donella (La Marmellata, Vento del Nord, Nel luogo magico) si alternano con pezzi strumentali più recenti (Mareggiata delle stelle, Leggerezza e gracilità) per un pubblico che non teme di doversi confrontare con suoni e colori insoliti, che si credevano persi nel tempo. Già interpretata durante la serata, Il pavone – autentico cavallo di battaglia della band e sprazzo di grande melodia all’interno di una produzione che tocca anche picchi dissonanti – è richiesta a gran voce anche nei bis e Del Monaco e Tisocco la ripropongono volentieri, ricordando che è proprio questo pezzo che ha fatto la fortuna internazionale degli Opus Avantra, che in vari Paesi, soprattutto in Giappone, sono considerati uno dei miti della musica contemporanea. A dimostrazione che la sperimentazione e la buona musica non invecchiano. Mai.





















