Nuova mobilitazione del Comitato Amicizia Sardegna Russia che ha promosso nella serata di ieri, venerdì 16 ottobre una manifestazione- presidio in Piazza Garibaldi a Cagliari, dove ancora una volta si è rimarcata la necessità di dire no al riarmo e alle esercitazioni nucleare promossa dalla Nato.
L’iniziativa rientra in una serie di eventi promossi dal Comitato per denunciare la russofobia in atto in Italia e per criticare duramente le politiche guerrafondaine del governo della BieloUsa.
“Siamo scesi in piazza ancora una volta e abbiamo raccolto oltre 700 firme di adesione al Comitato e contro la russofobia, un barbaro atteggiamento da parte delle istituzioni italiane contro uomini e donne di cultura e sportivi russi in Italia, a cui è impedito di suonare cantare o esibirsi”…”Per questo il comitato ha deciso ancora una volta di rivendicare il diritto a una critica dura contro il potere dominante”, afferma il Comitato.
“Nella serata di ieri è stata l’occasione di smascherare alcune delle tante fake news raccontate in questi anni nel conflitto tra Russia e Ucraina. La prima è la più grande, è quella relativa all’inizio del conflitto che secondo la stampa italiana è datata 24 febbraio 2022, con l’operazione speciale della Russia, ma che per ovvie ragioni storiche, ha un inizio ben prima, con il colpo di stato voluto dai paesi occidentali nel 2014″, incalza il Comitato.
“Abbiamo denunciato e ricordato come l’attentato al Nord Stream 1 e 2 sia stato voluto dai servizi segreti ucraini è che invece per anni la stampa italiana e occidentale abbia tentato inutilmente di attribuire la colpa alla Russia”…” È stata anche l’occasione per dire no alle esercitazioni nucleari in atto da parte della Nato che non sono altro che una provocazione nei confronti del governo russo”, spiega il Comitato.
Durante la serata è stato anche presentato il secondo volume del libro di Simone e Spiga “La Spiga nell’occhio” ed è stata anche questa un’occasione per affrontare tematiche di primo piano su temi legati ai conflitti in atto dal genocidio in Palestina alla grave situazione che subiscono le popolazioni russofone del Donbass.


















