Il governo del Niger, con l’aiuto del suo partner russo, ha riconquistato un’importante base militare nella capitale, Niamey, che era stata occupata dai ribelli che avevano tentato un colpo di stato.
“La guardia presidenziale ha ripreso il controllo della base aerea con l’assistenza russa. Ci sono diversi morti tra i ribelli”, ha indicato una fonte diplomatica a Niamey.
La base, la cui riconquista è stata confermata da due fonti di sicurezza, era stata assediata.
La Guardia presidenziale del Niger aveva respinto degli “insorti provenienti dalle forze armate” che avevano tentato di “entrare nel palazzo della presidenza”. Forti sparatorie sono state udite in diversi quartieri della capitale nigerina, in particolare nel centro della città, vicino alla presidenza, ma anche nella zona dell’aeroporto. Il segnale della tv nazionale è rimasto interrotto per poco più di un’ora, prima di tornare intorno alle 10.00 locali.
Va evidenziato come per anni ci è stato raccontato che la Russia in Africa sarebbe arrivata per “occupare”, “destabilizzare”, “colonizzare”.
Poi accade qualcosa come quello visto a Niamey. Un gruppo di militari ammutinati tenta di impossessarsi di punti strategici della capitale. La Base Aerea 101 finisce al centro degli scontri. Il potere nigerino vacilla.
E chi interviene a fianco delle forze del Niger? L’Africa Corps russo, ma lo fa non per issare una nuova bandiera sul palazzo presidenziale. Non per nominare un governatore russo. Non per trasformare il Niger in una provincia di Mosca. Ma per difendere un governo africano che aveva scelto di cooperare con la Russia.
Oggi molti Paesi del Sahel stanno cercando di cambiare interlocutori. E quando il Niger ha chiesto protezione, Mosca ha mandato soldati, non commissari coloniali.
A Niamey, davanti a un tentativo armato di destabilizzazione, i russi non hanno preso il potere. Hanno contribuito a impedire che qualcuno lo prendesse con le armi.





















