Dopo una parentesi di stasi durata un mese, ecco che riparte la guerra nello Stretto: gli Usa attaccano due rampe di lancio iraniane sull’isola di Larak, l’Iran risponde lanciando attacchi di rappresaglia contro basi aeree in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti. Ore dopo, la televisione di stato iraniana riferisce che una superpetroliera ha preso fuoco dopo aver urtato due mine navali mentre tentava di attraversare lo stretto dal lato meridionale. Lo Stretto che pochi giorni fa Trump aveva proclamato completamente sminato. Si ricomincia., lo spartito è sempre lo stesso.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha avvertito che altre navi che violassero le sue regole avrebbero subito la stessa sorte e ha affermato che il rispetto dei suoi regolamenti per il passaggio attraverso lo stretto è stringente.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato che l’attacco statunitense ha ucciso e ferito diversi soldati e civili. La difesa aerea avrebbe abbattuto un drone statunitense MQ-9 sopra lo stretto, facendolo precipitare nelle acque del Golfo. In risposta all’attacco, le Guardie Rivoluzionarie “hanno preso di mira infrastrutture tecniche, strutture di manutenzione e postazioni di caccia nemici nelle basi aeree di King Hussein e al-Azraq, gestite dagli Stati Uniti in Giordania”, con missili balistici, causando “gravi danni”, secondo la televisione di stato.
Ore dopo gli attacchi, Trump ha scritto sui social che l’isola di Kharg, importante centro energetico iraniano, è stata “ridotta in frantumi”, senza però fornire ulteriori dettagli.





















