Hind Rajab aveva 5 anni quando morì nel 2024 sola e intrappolata in un’auto sotto il fuoco dei soldati israeliani a Gaza. Mentre nel marzo 2025, i corpi di 15 operatori umanitari e paramedici furono recuperati da una fossa nella sabbia nel sud della Striscia. Le due vicende hanno avuto grande risonanza internazionale: la storia della bambina palestinese uccisa dai soldati dell’Idf, con tutta la sua famiglia, è stata raccontata anche in “La voce di Hind Rajab”, film straziante, della regista tunisina Kaouther Ben Hania, vincitore del Leone d’argento alla Mostra del Cinema di Venezia e candidato al premio Oscar.
Reuters riferisce che da parte delle organizzazioni israeliane per i diritti umani è espresso scetticismo perché le indagini per cattiva condotta criminale, a carico di soldati israeliani, per l’uccisione di palestinesi raramente portano a condanne. Dan Owen, ricercatore presso l’organizzazione per i diritti umani Yesh Din, riporta l’agenzia, sostiene che nell’ultimo decennio solo una “minima” percentuale di indagini ha portato a incriminazioni, mentre la crescente pressione politica “scoraggia ulteriormente le autorità israeliane preposte all’applicazione della legge dal perseguire i responsabili, anche in presenza di prove inequivocabili”.
A poche ore di distanza dall’annuncio dell’Idf è intervenuta anche la Hind Rajab Foundation, organizzazione intitolata alla bambina tragicamente scomparsa, nata nel 2024, per perseguire il contrasto all’impunità per crimini di guerra e violazioni dei diritti umani commessi in Palestina. La Fondazione fa sapere di “non aver fiducia nella presunta decisione dell’esercito israeliano di aprire indagini penali sull’omicidio di Hind Rajab, sei membri della sua famiglia e i due paramedici della Mezzaluna Rossa palestinese inviati a soccorrerli il 29 gennaio 2024, né sull’uccisione mirata di 15 paramedici e soccorritori palestinesi da parte delle forze israeliane a Rafah il 23 marzo 2025”. Anzi, “queste indagini, anche se effettivamente si verificano- puntualizza Hrb- non devono essere confuse con un vero e proprio passo avanti verso la giustizia”. Perché “come documentato da anni da numerose organizzazioni palestinesi e internazionali per i diritti umani e legali, le indagini interne di Israele sulla condotta criminale dei propri soldati- si motiva- sono profondamente viziate e non possono essere considerate meccanismi credibili di accertamento delle responsabilità“.





















