Dopo il successo delle tournée 2025 e 2026, Alessandro Cattelan torna a grande richiesta nei principali teatri italiani con una terza leg di Benvenuto nell’AI!.
Il tour prenderà il via il 29 novembre dal Teatro Colosseo di Torino, per poi proseguire il 30 novembre al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano, l’1 dicembre alla ChorusLife Arena di Bergamo, il 5 dicembre al Teatro Clerici di Brescia, il 7 dicembre al Teatro Olimpico di Roma, l’8 dicembre al Teatro Lyrick di Assisi, l’11 dicembre al Teatro Moderno di Grosseto, il 13 dicembre al Teatro Galleria di Legnano, il 14 dicembre al Teatro EuropAuditorium di Bologna e il 15 dicembre al Teatro Politeama Genovese di Genova.
Monologhi, aneddoti personali e familiari, canzoni scritte per l’occasione costruiscono un percorso che racconta l’uomo, partendo dalla domanda di una intelligenza artificiale che si chiede cosa le manchi per essere “umana”.
“Mi piace la dimensione del teatro, mi piace avere un confronto immediato con il pubblico. Nello spettacolo racconto episodi della mia vita, sono imperfetto come tutti e cerco di riderci sopra con la complicità della gente in sala, all’inizio le risate sono timide, ma ben presto il pubblico capisce che siamo tra di noi e si lascia andare; è lì che anche io affondo nella narrazione, mi lancio in canzoni improbabili, racconto le mie debolezze e interagisco con una intelligenza artificiale che guardo con diffidenza… o meglio, che ho sempre guardato con diffidenza, ma dopotutto, chi non lo ha fatto: chi non ha mai insultato la voce al casello che voleva aiutarci a pagare il pedaggio? Dai, confessate… siamo tra di noi.”
Dieci nuovi appuntamenti per ridere e riconoscersi nelle piccole e grandi contraddizioni del nostro tempo. Partendo dall’intelligenza artificiale, ormai presenza costante nelle nostre vite, Cattelan costruisce uno spettacolo brillante che allarga lo sguardo alle nevrosi, alle fragilità e alle contraddizioni della contemporaneità. Tra aneddoti autobiografici e osservazioni sul quotidiano, Benvenuto nell’AI! ci ricorda che, nonostante tutto, sono proprio le nostre imperfezioni a renderci autentici.





















