Valore della produzione di 7,6 miliardi, ma con stop e leggera flessione: meno 2%. Anche gli investimenti ne risentono: -2,8%.
È il bilancio del mercato delle costruzioni in Sardegna relativo al 2025. Per Cna è la chiusura dell’espansione post pandemia. Un esempio su tutti, secondo il report presentato questa mattina: il residenziale in caduta (-16,7%). Perché, secondo i dati illustrati dall’organizzazione, si è esaurito l’effetto Superbonus. Opere pubbliche ancora in crescita (+12,0%). Ma, per Cna, è l’unico motore del settore.
Mercato immobiliare sorprendente: fatturato +10%, compravendite 18.820 (+6,2%). In crescita i bandi dell opere pubbliche: +36,4% nel 2025, dopo il crollo del 2024 (-48,6%).
Per quanto riguarda il Pnrr, aggiudicato quasi il 90% del valore in gara. Ma alle imprese sarde, su 5,1 miliardi di lavori, vanno solo 176 milioni (3%). Cresce comunque l’occupazione con 48.000 addetti (+3,9%). Ed è record storico. Le imprese, dal punto di vista numerico, reggono e un po’ crescono: 20.546 (+0,4%).
Per quanto riguarda le previsioni per l’anno in corso e il 2027, lo scenario previsto da Cna prevede, al 31 dicembre, stabilizzazione debole con -0,4% produzione e -0,8 % sugli investimenti). Nel 2027 nuovo indebolimento: -2,1% la produzione e -2,9% gli investimenti.
“II 2025 chiude un ciclo straordinario – dichiarano Francesco Porcu e Mauro Zanda, rispettivamente segretario regionale Cna e presidente della Federazione Cna Costruzioni Sardegna – quello del post-pandemia, alimentato da incentivi fiscali eccezionali e dalla prima ondata del PNRR. Ora il mercato torna alla dipendenza dai fondamentali: la domanda privata, che stenta a ripartire autonomamente, e le opere pubbliche, che restano il principale motore ma anch’esse si avviano verso una fase di progressivo rallentamento”.
“Il biennio 2026-2027 sarà decisivo. Senza una vera politica industriale regionale, che qualifichi l’offerta, favorisca l’aggregazione tra imprese, investa in formazione e capitale umano, e garantisca alle imprese sarde un accesso reale agli appalti pubblici – osservano ancora i vertici di Cna – il settore rischia di entrare in una fase strutturale di ridimensionamento, difficile da invertire.”





















