È possibile che una lingua salvi una vita? È possibile che le parole che ci hanno insegnato di nascosto, in segreto, contro ogni legge, diventino l’unico atto di resistenza che vale ancora qualcosa? Per dare corpo a questa domanda, Artisti Fuori Posto portano in scena Nosus, al debutto nazionale il 24 maggio 2026 alle ore 20:30 al Teatro Massimo di Cagliari, Sala M2, nell’ambito della rassegna On Stage 2026.
Lo spettacolo, patrocinato dalla Città Metropolitana di Cagliari e realizzato con il contributo della Regione Sardegna, è ambientato in un futuro distopico, in un mondo che ha comprato la pace al prezzo dell’identità: lingue cancellate, memorie sepolte e un’intelligenza artificiale che stabilisce, dalla nascita, se un essere umano meriti di vivere liberamente. In questo scenario, tre uomini si ritrovano in una sala interrogatori — e quella stanza diventa il luogo in cui si decide chi siamo davvero, e cosa siamo disposti a perdere per restarlo.
Nosus nasce da un soggetto condiviso da Filippo Salaris, Piero Murenu e Alessandro Pani, ed è scritto e interpretato in sardo e in inglese. La sceneggiatura originale è di Alessandro Pani, che ha costruito il testo direttamente nelle due lingue, lavorando fin dall’origine sulla loro coesistenza scenica e drammaturgica.
La regia è frutto di un processo condiviso tra i tre artisti e si muove nel solco del principio dell’attore-regista elaborato da Juri Alschitz: una creazione scenica che nasce dall’interno del lavoro degli stessi performer. Lo spettacolo sarà accompagnato da sottotitoli in italiano, pensati non come una mediazione che semplifica, ma come un modo per condividere l’esperienza con pubblici diversi senza rinunciare alla forza, al suono e all’identità delle lingue in scena.
Al centro della scena, non il folklore, ma lo spirito arcaico della Sardegna, con la sua forza rituale e identitaria, proiettato nel futuro e trasformato in qualcosa di nuovo che ne conserva intatta la potenza. Per attingere a questo spirito generante, lo spettacolo si è rivolto a una delle sue espressioni attuali più potenti: la tradizione di Ottana – i Boes e Merdules. L’Associazione Boes e Merdules di Ottana ha aperto i propri archivi e messo a disposizione le maschere originali, che Piero Murenu ha reinterpretato in chiave futuristico-distopica e l’artigiano digitale Andrea Cincotti ha tradotto in realtà stampandole in 3D: non la torsione di un rito, ma la personalizzazione di elementi antichi che in qualsiasi tempo conservano intatta la loro forza.
Completano l’universo visivo e sonoro dello spettacolo le scenografie ideate dagli stessi protagonisti, i costumi di Alessandra Lecis e il disegno luci di Ivano Cugia. Le musiche originali sono firmate dal musicista Michele Marescutti e si avvalgono della voce cantata di Antonio Pani, tra i più importanti poeti improvvisatori campidanesi.




















