Era il maggio del 2019, ero al T Hotel per la chiusura della campagna elettorale di Salvatore Cicu, allora candidato alle Europee per Forza Italia.
In quell’occasione, da giornalista irriverente e un po’ rompiballe, mi presentai per provare a porre una domanda a Cicu in merito alla sua presenza, in quel momento, nella lista degli “impresentabili” stilata dall’Antimafia.
Il mio compito era quello di fare una video domanda, nulla di grave, nulla di pericoloso, avevo solo una telecamera che non è mai stata un’arma di distruzione di massa.
Facevo il mio lavoro, facevo domande anche scomode, ma in quell’occasione l’eurodeputato Salvatore Cicu ha risposto alla mia domanda con una raffica di insulti triviali, minacciando poi di cacciarmi via fisicamente dalla sala della conferenza.
Oggi che ricordiamo la Giornata mondiale della Libertà di Stampa, quella vicenda dimostrò che la politica, su domande polemiche ma vere, si irrita e cerca di cancellare la libertà di stampa.
In quell’occasione ottenni la solidarietà dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione della Stampa, che in altre occasioni, per fatti simili, è rimasta muta.
“L’episodio non può restare uno sgradevole problema personale del nostro collega: chi insulta un giornalista perché ha osato fare una domanda insulta tutta la nostra comunità professionale”, affermarono la Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Assostampa sarda.
Lunga vita al giornalismo scomodo, lunga vita alla libertà di stampa.
Di Simone Spiga





















