Nel carcere di Rebibbia a Roma ci sono stati tre morti a distanza di pochi giorni. Lo riferisce l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nel suo diario di cella pubblicato sui social network. “Tre morti nel nostro carcere, tutte a distanza di pochi giorni, rischiano di non fare notizia, forse non sono state neppure comunicate ai media – scrive – Noi lo abbiamo saputo oggi alla messa domenicale, durante la quale, su invito del cappellano don Lucio, abbiamo pregato per queste persone”.
Tra i deceduti c’è anche un agente di polizia penitenziaria di 41 anni “morto per malattia, una bronchite non curata o un infarto – scrive Alemanno -. Una morte a cui con ogni probabilità ha contribuito anche lo stress per il lavoro: un collega, qualche giorno prima, lo aveva trovato sofferente, appoggiato a un termosifone del posto di guardia”. Alemanno ricorda che “la scopertura di organico e di ore di servizio arriva al 42 per cento” e sottolinea che “mentre ne scriviamo, ed è domenica, nel nostro reparto ci sono solo 3 agenti per circa 300 persone detenute”.
Alemanno inoltre fa sapere anche che in questi giorni a Rebibbia sono state esortate “le persone detenute a iscriversi nelle liste per partecipare al voto” per il referendum e “il risultato è stato buono: invece della solita decina di persone detenute nel nostro braccio che partecipa alle votazioni, questa volta sono stati 69 coloro che hanno chiesto di partecipare al voto. Adesso sta al Comune di Roma Capitale far arrivare in tempo i certificati elettorali e le schede per il voto”. Infine Alemanno rivolge un appello a “tutte le forze politiche e tutti gli opinion maker impegnati nella campagna referendaria, sia quelli schierati per il sì che quelli schierati per il no, a misurare i loro ragionamenti sulla condizione carceraria, a non avere amnesie e rimozioni”.

















