“La repressione dell’antifascismo militante raggiunge le aule di tribunale, o almeno questo è ciò
che auspicherebbero le forze dell’ordine.
In questi giorni fioccano gli avvisi del Tribunale di Cagliari nei confronti delle compagne e compagni, 91 in totale, per aver manifestato in supporto alla Global Sumud Flottilla e contro la gravissima sfilata del Blocco Studentesco per le vie della città.
Non entreremo nel merito dei singoli avvisi. Non sono sentenze, ma la chiusura di indagini che attendono ancora di essere verificate nelle sedi opportune. Perciò non è nostra intenzione fare processi alternativi né sostituirci a chi dovrà giudicare.
I reparti della Digos si sono infatti ben premurati di identificare i compagni che al grido “Blocchiamo tutto” sono scesi per le strade cagliaritane anziché i neofascisti che sventolavano abilmente i loro neri vessilli e incitavano alla “Remigrazione”, presentando il loro rapporto al Pubblico Ministero del foro di Cagliari.
Quello che riteniamo profondamente sbagliato è un’altra cosa: il fatto che oggi si stia sistematicamente criminalizzando chi non si allinea al governo o all’estrema destra.
Due pesi e due misure. Da un lato si tollerano dei neofascisti che desiderano una pulizia etnica (che a Cagliari e in Sardegna non saranno mai i benvenuti), dall’altro si persegue chi rifiuta a priori tali richieste surreali, chi ha il buonsenso di opporsi, anche senza usare violenza.
La partecipazione e organizzazione di manifestazioni, sit-in e scioperi in risposta alla violenza del sistema non può né deve essere considerata reato, e tantomeno il sostegno concreto all’antifascismo, ormai criminalizzato.
Al contrario sarebbe stato compito della questura impedire la passeggiata dei neofascisti dichiarati del 1 novembre, invece questa ha ben deciso di far schierare il proprio esercito contro coloro che, non solo a parole, si son dati da fare perché la città non venisse lasciata nelle mani dei fascisti in doppiopetto, e nonostante le dichiarazioni per cui non sarebbe stato negato il diritto di manifestare ad entrambi, ponendo fascismo e antifascismo sullo stesso piano.
Intanto, mentre il sindaco e la giunta lasciavano fare, si leggeva su un quotidiano regionale: “;Il partito dei Progressisti, che a Cagliari esprime il sindaco Massimo Zedda, ha annunciato che i suoi rappresentanti saranno in piazza accanto agli antifascisti” per poi dissociarsi prontamente all’indomani dei cortei.
Queste misure, in accordo con la linea repressiva portata avanti dal governo italiano, si pongono in netto contrasto con il diritto dei cittadini a poter scioperare e manifestare il proprio dissenso nei confronti dei governanti che invece appoggiano criminali di guerra, mentre il popolo è vittima dei loro abusi e dispotismo.
Come Partito della Rifondazione Comunista e come Giovani Comunisti/e esprimiamo la nostra totale solidarietà alle compagne e compagni inquisiti, e la nostra ferma condanna nei confronti dell’abuso del potere da parte del governo e del loro braccio armato.
Noi a prescindere da tutto saremo sempre antifascisti, consci di essere dalla parte giusta della storia. E soprattutto, consapevoli di non aver mai girato lo sguardo davanti a questi avvenimenti. Le intimidazioni e la repressione non fermeranno la lotta antifascista, anticapitalista e anticolonialista, non sarà infatti la politica dei lacrimogeni, dei manganelli e della magistratura asservita all’esecutivo (come vorrebbero che avvenisse il prossimo marzo) a fermare il disagio, la rabbia e il dissenso dei cittadini privati dei propri diritti”, affermano in una nota, Enrico Lai – Segretario regionale Partito della Rifondazione Comunista Sardegna e Efisio Marcìa – Coordinatore Giovani Comunisti Sardegna.
























