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Torna il Festival La Notte dei Poeti dal 9 al 25 luglio 2026 nell’area archeologica di Nora

15 Giugno 2026
in Cultura
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Torna il Festival La Notte dei Poeti dal 9 al 25 luglio 2026 nell’area archeologica di Nora
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Viaggio tra storie e emozioni con la XLIV edizione del Festival “La Notte dei Poeti” organizzato dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna, in programma dal 9 al 25 luglio nell’area archeologica di Nora, a Pula (CA), sulla costa sud-occidentale dell’Isola con il patrocinio e il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Pula e con il contributo della Fondazione di Sardegna, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna. Un ricco cartellone, tra recitals e spettacoli, readings e concerti, mises en éspace e Stand-Up Comedy con protagonisti del calibro di Lina Sastri, Elena Arvigo, Ambra Angiolini e Stefano Fresi, Jacopo Fo con Elena Pau, la cantante Elena Ledda con il chitarrista e compositore brasiliano Roberto Taufic e il giovane talento del blues Kevin “Sonny” Gullage. Spazio alla danza con il progetto site specific “Room With View – Outdoor” di Laura Beschi / Alessio Scandale e alla musica contemporanea con “Aéras N.2” di Gabriele Marangoni e infine una rilettura del mito in “Iliade Open Mic” de Il Terzo Segreto di Satira.

Affascinanti intrecci fra teatro e letteratura con “Anna della pioggia” dal libro di Michela Murgia, con un’intensa Elena Arvigo e “Maria Maddalena o della salvezza” di Marguerite Yourcenar, nell’interpretazione di Lina Sastri, accanto ad un tributo a Fabrizio De André con “Dell’amore, della guerra e degli ultimi” di e con Stefano Fresi con un’antologia di canzoni e a un omaggio a Dario Fo (a cent’anni dalla nascita e dieci dalla scomparsa del drammaturgo Premio Nobel) ne “Il Re dei Ciarlatani” con Jacopo Fo e Elena Pau sulle note del pianoforte di Alessandro Nidi. Ambra Angiolini (al suo debutto nella regia) porta in scena “La misteriosa scomparsa di W” di Stefano Benni, un ironico e surreale monologo al femminile, mentre si ispira al poema omerico “Iliade Open Mic”, con una inedita versione della guerra di Troia, narrata dagli eroi e dalla bella Elena.

Dieci titoli in cartellone per nove serate en plein air tra le vestigia dell’antica città fenicio-punica e poi romana, nel fulgore del tramonto fino al sorgere della luna: si parte giovedì 9 luglio alle 20 con “La misteriosa scomparsa di W” di Stefano Benni nella mise en scène di Ambra Angiolini, regista e interprete di un coinvolgente “soliloquio di gruppo” su una donna alla ricerca della sua identità, con musiche di Dardust e creazioni di Cracking Art (produzione Teatro Carcano – Milano); venerdì 10 luglio, Elena Arvigo (Premio Hystrio 1999 e Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2023 per “I Monologhi dell’Atomica”) si confronta con le parole di Michela Murgia in “Anna della pioggia” (BAM Teatro) e sabato 11 luglio un doppio appuntamento con la danza con “Room With View – Outdoor” di e con Laura Beschi e Alessio Scandale, ispirato all’estetica slapstick degli Anni Novanta e al “ritmo sincopato” dell’informazione nel terzo millennio, per una riflessione sull’empatia e con la musica contemporanea con “Aéras N.2”, un’opera del compositore Gabriele Marangoni, con un’installazione sonora e le performances di Ayumi Togo e Eleonora Steri (produzione Sardegna Concerti – Medinsard) per scoprire “Il suono della seta”.

Tra echi del Mediterraneo e del Brasile il 16 luglio con “Bent’e Mari”, un progetto di Elena Ledda (voce) e Roberto Taufic (chitarra) con Matteo Leone alla chitarra e Marzouk Mejri alle percussioni (Sardegna Concerti – Medinsard); monologhi e canzoni, il 17 luglio in “Dell’amore, della guerra e degli ultimi” di e con Stefano Fresi e Cristiana Polegri (voce e sax) con Egidio Marchitelli (chitarra), nel segno di Fabrizio De André (Stefano Francioni Produzioni) e un omaggio a Dario Fo il 18 luglio con “Il Re dei Ciarlatani”, un progetto di Enrico De Angelis con Jacopo Fo e con l’attrice e cantante Elena Pau (voce) e Alessandro Nidi al pianoforte, Manuel Romei al trombone, Alessandro Atzori al contrabbasso e Pierpaolo Frailis alla batteria, e la voce narrante di Enrico De Angelis (La Fabbrica Illuminata in collaborazione con la Fondazione Dario Fo e Franca Rame).

Il fascino delle Blue Notes, il 23 luglio, con il concerto del cantautore e tastierista di New Orleans Kevin “Sonny” Gullage; il folgorante monologo “Maria Maddalena o della salvezza” da “Fuochi” di Marguerite Yourcenar, il 24 luglio, con una splendida Lina Sastri in una storia d’amore e perdizione (Salina Srl) e finale con brio, il 25 luglio, con “Iliade Open Mic” de Il Terzo Segreto di Satira, con Francesco Arienzo, Maurizio Bousso, Walter Leonardi, Alice Redini e Marco Ripoldi (produzione Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito).

IL CARTELLONE

Il XLIV Festival “La Notte dei Poeti” si apre nel segno di Stefano Benni: Ambra Angiolini mette in scena “La misteriosa scomparsa di W” – giovedì 9 luglio alle 20 – con colonna sonora di Dardust, disegno luci di Marco Filibek, scenografia di Chiara Modolo e creazioni artistiche di Cracking Art, costumi di Gentucca Bini, Hair Stylist GSC Extension Academy – Silvana Copes, foto di Serena Serrani, assistente alla regia Beatrice Cazzaro, produzione Teatro Carcano – Milano. «W una mattina si sveglia e non è più “a posto”, molte cose non tornano nel suo sentire – sottolinea Ambra Angiolini – tutte le promesse che le erano state fatte da piccola non sono state mantenute e i rapporti, per lo più disumani, hanno rotto tutto quello che era intero. Ai suoi piedi, in una piscina di macerie, pezzi di plastica, gli scarti di materiale velenoso di cui il mondo ormai si nutre». Uno scenario (quasi) post-apocalittico, per una favola crudele sulla solitudine e la malinconia, in cui la protagonista, «imprigionata più che protetta da un bisogno di infanzia perenne, per sentire meno il male che fa lo stare al mondo», cerca di rimettere insieme i pezzi del suo corpo “esploso” per ritrovare se stessa e il significato più profondo della sua esistenza. «W incarna tutte quelle persone che non vogliono morire ma non sanno come si fa a vivere in questa vita» – conclude l’attrice, al suo debutto come regista con uno spettacolo esperienziale, un rito collettivo, «una serata biologica, dove l’artificiale non esiste, dove tornare ad essere “noi” è l’unico artificio». Infine, in questa sua “rinascita”, “W” tornerà ad essere «una donna intera, meravigliosamente non conforme, solida nelle crepe di fragilità».

Un intrigante ritratto al femminile – venerdì 10 luglio alle 20 – con “Anna della pioggia”, dall’omonima raccolta di racconti di Michela Murgia (Einaudi), con Elena Arvigo nel ruolo della protagonista, una giovane donna in crisi che un giorno inizia a correre mentre l’acqua cade giù dal cielo, nello smog di Milano (produzione BAM Teatro). Un’immagine straniante, ma anche potente e fortemente simbolica, come se in quel gesto fosse racchiusa la speranza di una rinascita, quasi una fuga da una realtà claustrofobica, dal peso dei ricordi, dalla nostalgia e dal rimpianto, per ritrovare la felicità di respirare, finalmente, da sola. «Michela Murgia ha scritto ogni giorno della sua vita, senza mai smettere di chiedersi cosa è possibile cambiare, in sé e nel mondo, inventando storie: “Di storie ne servono molte, moltissime, per non diventare schiavi di un solo punto di vista” – si legge nella presentazione – “Anna della pioggia” nasce da qui: racconti scritti negli anni, magari letti in una piazza e poi diventati introvabili. E tornati ora alla luce, pieni di vita ed idee». Il volume si apre sulla vicenda di «una donna che corre sotto la pioggia. Corre e pensa. Ragiona di lavastoviglie, soprammobili, pupazzi: tutto pur di non affrontare direttamente ciò da cui fugge davvero. La sua vita, le sue paure, la solitudine, la ricerca feroce di sé». Una pièce avvincente, affidata al talento e alla sensibilità di Elena Arvigo, tra le voci più interessanti del teatro italiano, per «un racconto sull’identità femminile che non fa sconti», con la cifra immaginifica dell’autrice di “Accabadora” (prematuramente scomparsa), capace di inventare e raccontare storie che parlano al presente.

Un duplice appuntamento – sabato 11 luglio, a partire dalle 19 – con “Room With View – Outdoor”, una coreografia di e con Laura Beschi e Alessio Scandale, e a seguire (19.30) con “Aéras N.2”, una installazione sonora per corde di seta, soprano, performers e live electronics firmata da Gabriele Marangoni. “Room With View – Outdoor” – una creazione di Laura Beschi e Alessio Scandale – «esplora ciò che resta della nostra capacità di vedere veramente, quando la finestra sul mondo è uno schermo retroilluminato e il paesaggio si dissolve in un flusso ininterrotto di immagini, suoni, notizie e risate». In scena Laura Beschi e Alessio Scandale, che firmano ideazione, regia e coreografia della pièce, con musiche di Paul Tinsley, costumi di Maria Oliverio, video Giacomo Corvaia (residenze artistiche: Sasha Waltz & Guests / Kinesis Studio – sguardo esterno: Joy Alpuerto Ritter, Alba de Miguel, Miguel Gonzalez, Takako Suzuki, Carlos Aller, Cecilia Bartolino), produzione Laura Beschi & Alessio Scandale. “Room With View – Outdoor” racconta la “normalità” della vita quotidiana, e la (in)capacità di comunicare, perfino nell’intimità della propria casa, all’interno della stessa stanza, come sottolineano gli artisti: «due figure, un divano, un televisore; lo spazio domestico diventa un palcoscenico per riflettere sull’empatia nell’era della sovraesposizione». Tra amara ironia e crudo realismo, la coreografia, «ispirata all’estetica slapstick dei varietà degli anni ’90 e al ritmo sincopato dell’informazione contemporanea» attraversa differenti registri, «tra gesto comico e colpo di scena emotivo», mettendo in risalto la fragilità dei personaggi e la forza che nasce dalla complicità e dalla comprensione reciproca: «se non possiamo sopportare il peso del mondo intero, possiamo almeno restare vicini e tenere gli occhi aperti» ricordano Laura Beschi e Alessio Scandale –. E soprattutto, si domandano: «Chi osserva chi? E cosa rimane veramente, dopo aver visto tutto?».

“Aéras N.2” – sabato 11 luglio, alle 19.30 – è un’opera originale del compositore Gabriele Marangoni, pensata come installazione sonora, con sound design e sistemi informatici a cura di Tempo Reale (Damiano Meacci e Giovanni Magaglio) e SpazioMusica (Sandro Mungianu), regia del suono di Tempo Reale – Damiano Meacci, scenografia di Alice Vanini, disegno luci di Fabrizio Visconti, direttore e preparatore musicale Dario Garegnani, performers Ayumi Togo e Eleonora Steri, ensemble elettroacustico Dahu Ensemble, produzione Sardegna Concerti – Centro di Produzione Musicale Medinsard. Focus su “Il suono della seta”, tessuto prezioso, simbolo di raffinatezza e bellezza, che diventa strumento musicale, dalle molteplici potenzialità, «sotto forma di fili e corde, tessiture della lunghezza di 10 metri tese a fasci nello spazio, ridisegnandolo, per restituire un senso di orizzonte e verticalità con un’architettura spaziale e sonora» – spiega Gabriele Marangoni –. «I fili vibrano, risuonano e risplendono, evocando una tessitura musicale che si costruisce nel tempo e nello spazio; ogni movimento diventa musica, ogni tocco produce un suono, di respiro e di seta, in dialogo con la voce del soprano giapponese Ayumi Togo e della performer Eleonora Steri». In “Aéras N.2”, Marangoni fonde suoni invisibili e fili di seta «che possono essere pizzicati, e sfiorati», la dimensione “fisica” della performance e quella astratta della musica “elettroacustica”, per costruire una partitura ispirata alle peculiarità di un materiale duttile e prezioso, sinonimo di lucentezza e leggerezza, cercando di catturarne il “suono” e trarne così inattese e arcane melodie.

Un viaggio sonoro tra le rovine dell’antica città sommersa – giovedì 16 luglio alle 20 – con “Bent’e Mari”, il progetto musicale nato dall’incontro tra il chitarrista e compositore brasiliano Roberto Taufic e la cantante Elena Ledda, straordinaria voce dell’Isola, con Matteo Leone alla chitarra e Marzouk Mejri alle percussioni, tra suggestive e inedite alchimie (produzione Sardegna Concerti – Medinsard). Un ideale percorso attraverso i mari, e i secoli, alla (ri)scoperta di popoli e culture lontani nel tempo e nello spazio, seguendo il profilo delle coste e le antiche vie d’acqua e «lasciandosi guidare dalle voci e dai ritmi trasportati dal vento». “Bent’e Mari” traccia infatti «un itinerario geografico ed emotivo che parte dalla Sardegna per toccare le coste del Nord Africa e spingersi fino al Brasile, in un intreccio di lingue e tradizioni diverse» – si legge nella presentazione – come «il tabarkino e il ligure delle isole minori sarde, il sardo dell’Isola Grande, l’arabo del Maghreb, il portoghese del Brasile: questi linguaggi si fondono con i suoni della natura, creando un paesaggio musicale che abbatte le barriere geografiche e culturali nel nome di un dialogo senza tempo». “Bent’e Mari” non è (solo) un raffinato gioco di accostamenti e contrasti tra mondi (apparentemente) lontani, ma rappresenta anche «una profonda riflessione sulle rotte dimenticate che collegano i popoli del Mediterraneo e oltre. In un mondo globale e interconnesso, il concerto invita l’ascoltatore a riscoprire le radici autentiche delle tradizioni musicali per comprendere meglio il presente e costruire il futuro».

Un’antologia di canzoni indimenticabili, accanto a monologhi e riflessioni – venerdì 17 luglio alle 20 – con “Dell’Amore, della Guerra e degli Ultimi” di e con Stefano Fresi (voce e pianoforte) e con Cristiana Polegri (voce e sax) e Egidio Marchitelli (chitarra), produzione Stefano Francioni Produzioni, per un itinerario tra i personaggi e le storie evocati da Fabrizio De André, il “poeta degli ultimi”. Un recital fatto di parole e note, per riscoprire la figura e la musica del cantautore genovese, un artista “anarchico” e di straordinario talento, che ha scelto l’Isola come patria d’elezione: riflettori puntati su Stefano Fresi (Nastro d’Argento 2019), attore di origini sarde, volto noto del grande e del piccolo schermo (da il Secco di “Romanzo Criminale” al commissario Kostas Charitos nella serie “Kostas”), che ritorna sulla Riviera del Corallo dopo la fortunata tournée con “Dioggene”. «Una cantante sassofonista in abito da sera suggerisce l’amore; l’amore vero, quello finito, quello che fa fare follie – rivela Stefano Fresi –. Un chitarrista in divisa militare racconta la guerra, quella di un Re e delle sue avventure galanti, quella di chi va e muore, quella di chi resta e piange. Un pianista cantante in abiti umili rappresenta gli ultimi, i dimenticati, gli emarginati con le loro sofferenze e le loro rivincite». Un vivido affresco di varia umanità, trasfigurato attraverso lo sguardo e la sensibilità di un artista capace di dare voce ai più fragili e ai diseredati, di cantare la rivoluzione come di reinterpretare i Vangeli, di affrontare temi come la morte, l’amore “sacro” e “profano”, la droga, la “diversità”, in una chiave personalissima, mai banale, dosando amarezza e grazia.

Omaggio a Dario Fo (Premio Nobel per Letteratura), figura di spicco del teatro del Novecento, grande attore e affabulatore, autore e regista – sabato 18 luglio alle 20 – con “Il Re dei Ciarlatani”, un progetto di Enrico De Angelis che vede in scena Jacopo Fo con l’attrice e cantante Elena Pau (voce) e con il maestro Alessandro Nidi al pianoforte, Manuel Romei al trombone, Alessandro Atzori al contrabbasso e Pierpaolo Frailis alla batteria, e la voce narrante dello stesso Enrico De Angelis (La Fabbrica Illuminata ETS in collaborazione con la Fondazione Dario Fo e Franca Rame). Un recital dedicato a “Le canzoni di Dario Fo”, con musiche di Fiorenzo Carpi e Enzo Jannacci, Gigi Cichellero, Mario Consiglio, Emilio Mario De Sanctis, Gino Paoli e Oscar Prudente, per riscoprire un vasto repertorio – oltre trecentocinquanta brani – che rivela un lato meno noto del talento del poliedrico artista. «Fin dai primi anni ’50 Dario Fo ha avuto l’intuizione di comunicare il suo genio creativo anche attraverso quella formidabile combinazione di parole e musica che è la canzone, utilizzando la parola cantata come strumento di racconto, di critica, di satira, di sberleffo» – racconta Enrico De Angelis – «dalle prime commedie ai recital che lanciarono il talento di Jannacci, dallo storico “Ci ragiono e canto”, alle pièces di teatro civile, senza dimenticare programmi televisivi come “Chi l’ha visto” o “Canzonissima”». Ne “Il Re dei Ciarlatani” si alternano canzoni satiriche e comiche e brani di forte impegno civile, a comporre un’antologia che spazia dai brani più famosi a altri meno conosciuti, per un ideale affresco – in musica – del Belpaese (tra vizi e virtù).

Nell’incantevole scenario di Nora – giovedì 23 luglio alle 20 – il concerto del cantautore e tastierista americano Kevin “Sonny” Gullage, ex enfant prodige originario di New Orleans, in Louisiana, che nel 2024, a soli venticinque anni, ha inciso il suo primo album, “Go Be Free”, per la leggendaria Blind Pig. Tutto il fascino delle Blue Notes – tra struggente malinconia e gioia di vivere – nel recital dell’artista, cresciuto in una famiglia di musicisti (il padre, il bassista Tony Gullage, ha suonato con Dr. John e Henry Butler, la nonna è la cantante gospel Alberta Gullage) tra la travolgente “Go Be Free”, la più intimistica “Separate Ways” e la più impegnata “Worried About the Young”, accanto a pezzi “classici” come “Blues All Over You” nello stile di Chicago, l’ammaliante “Tattooed Wings” e la graffiante “Hot House”, e ancora la ballad “I’ve Been There”. «È stata quasi una rivelazione quando ho scoperto di poter cantare il blues: mi veniva spontaneo, e ho capito che era così che volevo entrare in contatto con le persone», racconta Kevin “Sonny” Gullage che, con precoce saggezza, afferma: «Quando canto, non canto perché la gente mi capisca, canto perché la gente capisca se stessa». Dopo gli esordi al B.B. King’s Blues Club di New Orleans, durante la pandemia l’artista ha partecipato alle audizioni per American Idol (fino alla fase Showstoppers), poi ha ripreso le tournées nazionali e internazionali, esibendosi anche come ospite al fianco dell’icona del jazz Bobby Watson e dei famosi Blues Traveler, oltre a apparire in films come “The Last Laugh” con Chevy Chase e “Burning Cane” con Wendell Pierce. Nella distinzione tra “sacro” e “profano”, Kevin “Sonny” Gullage non rinnega le sue radici, e svela la sua profonda spiritualità: «Il gospel e il blues provengono dallo stesso luogo» – dichiara – «il gospel è la musica dell’uomo che cerca di comprendere un Potere Superiore, e il blues è la lotta dell’uomo per comprendere l’umanità».

Viaggio nei labirinti della mente e del cuore – venerdì 24 luglio alle 20 – con “Maria Maddalena o della salvezza”, da “Fuochi” di Marguerite Yourcenar, un toccante monologo al femminile diretto e interpretato da una splendida Lina Sastri, in scena con Claudio Romano alla chitarra e Gianluca Mirra alle percussioni, produzione Salina Srl e distribuzione International Music and Arts, per un’indagine sulla figura enigmatica di Maria di Magdala, profetessa (o peccatrice), discepola di Gesù. Nella moderna rilettura della scrittrice francese, in una folgorante sintesi, le due vicende si intrecciano: sposa casta di Giovanni Battista, che fugge dal talamo per seguire quel «bianco vagabondo, che comunicava ai giovani con un tocco delle dita, con un bacio, quell’orribile specie di lebbra che li costringe a separarsi da tutto», Maria Maddalena si abbandona agli amplessi con sconosciuti, per poi ritrovare sul suo cammino quel Dio “fuorilegge”, causa della sua infelicità e di «un’eterna ferita d’amore». Un flusso di coscienza che si fa canto d’amore, struggente, dove una donna lotta contro il carisma di un incantatore di folle, una creatura divina scesa sulla terra e pronta immolarsi per la redenzione degli uomini, profeta di un remoto regno dei cieli: la protagonista riconosce il fascino del nemico, quell’implacabile seduttore che le ha rubato il marito, privandola delle gioie della maternità e della consolazione dei figli. Una nuova passione la accende, e la consuma, il Dio che «aveva preso alloggio nella locanda del tempo» e come lei «accettava l’orribile sorte di appartenere a tutti», la trasforma e la converte, “salvandola” dalla felicità.

Finale con brio – sabato 25 luglio alle 20 – con “Iliade Open Mic” de Il Terzo Segreto di Satira, con Francesco Arienzo, Maurizio Bousso, Walter Leonardi, Alice Redini e Marco Ripoldi, produzione Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito, per chiudere in bellezza (e ironia) tra utili spunti di riflessione sulla pace e sulla guerra, e sulle umane inclinazioni e debolezze, il Festival “La Notte dei Poeti”. «Achille, Ulisse, Elena e Paride salgono sul palco del Troy Comedy Club per raccontare senza filtri la loro verità tra comicità, improvvisazione e riferimenti al presente»: traendo spunto dal poema omerico, tra antichi miti e fatti d’attualità, alcuni personaggi carismatici prendono la parola per fornire la propria testimonianza sul lungo conflitto, e spiegare le proprie scelte e le proprie ragioni, a volte “smentendo” o “correggendo” la versione del leggendario aedo greco. L’“Iliade”, “poema della forza”, secondo la definizione di Simone Weil, «racconta delle antiche guerre, stancanti e incerte, dei Micenei e della loro più ardita campagna militare, punto più alto della loro espansione nel Mediterraneo: è il mondo perduto degli eroi, la privilegiata arena dei campioni, l’universo aristocratico dei principi». Nell’esilarante Stand-Up Comedy si alternano Achille, «prototipo dell’eroe greco, giovane, guerriero terribile e invincibile, destinato a morte precoce e imperitura fama» e Ulisse, «ineffabile e vanaglorioso stratega» fino alla “coppia dorata” che ha scatenato la guerra, ovvero Paride e Elena, che «per la prima volta affronteranno i gossip» e proveranno a dare la loro versione dell’adulterio e della fuga, travolti da una passione fatale…

Tags: area archeologica di NoraFestival La Notte dei Poetinora

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