“Le proteste per il prezzo del latte del 2019 non hanno insegnato nulla a chi deve trovare le soluzioni, a partire dalla politica”.
I pastori sardi escono dalla nuova assemblea convocata a Tramatza (Oristano) – a cui hanno partecipato oltre 600 persone – per discutere del prezzo del latte ovino e delle malattie degli animali, come la dermatite bovina, con una certezza: riparte la mobilitazione e a ottobre ci sarà una manifestazione a Cagliari nella quale gli allevatori chiederanno di incontrare i capigruppo di entrambi gli schieramenti in Consiglio regionale, dopo le assenze dei rappresentanti della giunta regionale invitati alla riunione di oggi “La situazione di oggi è peggiore di quella del 2019 – ribadisce all’ANSA Gianuario Falchi, uno dei portavoce dei pastori insieme con Fabio Pisu, Mario Carai e Nenneddu Sanna – nel 2019 un quintale di mangime costa 25-30 euro, oggi siamo a 55 euro, il concime era a 35 euro e ora ne costa 120 e il gasolio agricolo,era a 50 centesimi al litro e oggi a 1,70 euro.
Noi abbiamo l’urgenza di sapere se programmare la campagna latte 2026-2027 o non dobbiamo mungere perché non conviene produrre”.
All’assemblea di oggi anche diversi sindaci e gli industriali caseari che hanno ascoltato le ragioni degli allevatori e relazionato sulla nuova strategia per gestire il mercato con il ritiro di 3000 tonnellate di Pecorino Romano per mantenere un equilibrio tra il valore del formaggio Dop e la remunerazione dei produttori.






















