Uno sguardo attento sulla realtà, ed un invito a vivere intensamente ogni attimo, in “Presente”, il nuovo spettacolo scritto ed interpretato da Paolo Ruffini, artista eclettico e volto noto del grande e del piccolo schermo, protagonista domenica 18 ottobre alle 21 al Teatro “Nelson Mandela” di Santa Teresa Gallura (già sold out al botteghino) sotto le insegne del CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna. Sotto i riflettori l’attore e comico, conduttore radiofonico e televisivo, oltre che regista e sceneggiatore toscano propone una riflessione sull’epoca in cui viviamo, «un tempo in cui tutto si condivide, ma nessuno si ascolta davvero» e dove «siamo connessi con tutti, ma scollegati da noi stessi»: Paolo Ruffini mette l’accento sui paradossi e sulle contraddizioni della moderna civiltà dell’apparire, dove «possiamo essere recensiti anche per un sorriso, dove l’empatia sembra un vezzo, la gentilezza un sospetto, e l’amore… un algoritmo da ottimizzare».
Un viaggio tra parole ed immagini, alla riscoperta delle emozioni, della gioia come del dolore, oltre il gioco delle maschere imposto da una società che impone modelli di irraggiungibile perfezione e dove davanti ad ogni errore ed ogni segno di debolezza si scatena una folla di “haters”, gli “odiatori” seriali ed esplode l’incubo della gogna mediatica mentre figura affascinanti e carismatiche di influencers diventano improvvisamente maîtres à penser, capaci di orientare il gusto di schiere di followers ma anche definire una nuova visione del mondo.
Paolo Ruffini – già autore ed interprete di spettacoli come “Up&Down” (2018), “Din Don Down / Alla ricerca di (D)io” e “Il Babysitter / Quando diventerai piccolo capirai”, senza dimenticare il fortunato “Paolo Ruffini Show” (2015), accanto ai recentissimi “II Badante / Quando impari a lasciar andare, qualcosa resta per sempre” con la regia di Claudia Campolongo e “Le donne non fanno ridere / Quando la comicità non sa guidare”, dove riveste il ruolo di conduttore e mattatore di un cabaret tutto al femminile, con Claudia Campolongo, Beatrice Baldaccini, Alice Redini, Corinna Grandi, Giulia Vittoria Cavallo – in “Presente” (si) racconta e sottolinea le tendenze e le contraddizioni della società contemporanea. Un monologo ironico e coinvolgente, in cui l’artista livornese, con il suo stile in bilico profondità e leggerezza, «parla di educazione sentimentale, di emozioni e fragilità, di diversità e unicità, ma anche di iperconnessione, algoritmo e “disumanizzazione”, affrontando temi delicati e complessi, dolorosamente scottanti ed attuali, con l’attenzione e la sensibilità di «chi ha imparato dai bambini a guardare oltre il cielo, a dare valore all’invisibile, a custodire la gioia anche nei giorni storti».
“Presente” – come si legge nelle note – è «un’ode alla gentilezza, all’empatia, alla fragilità come forza», uno spettacolo pensato «per chi vuole continuare ad amare il mondo, anche quando fa male», per tutti coloro che hanno compreso che imparare ad “amare” non è una manifestazione di debolezza, ma un «atto rivoluzionario». Una pièce teatrale ma anche un ideale dialogo con il pubblico, rivolto in particolare a «chi ha ancora il coraggio di credere nella bellezza delle piccole cose: un abbraccio, una poesia, una carezza, una parola detta bene».
In “Presente”, Paolo Ruffini sembra fare eco al celebre monito di Orazio, “carpe diem”, ovvero l’esortazione a cogliere ogni istante, reinterpretandolo nell’era dei social media e della realtà aumentata, ma anche dell’individualismo e della volontà di “apparire” (ottenendo il maggior numero di like e conquistando followers) in cui troppo spesso vengono trascurati i principi del bene comune ed i valori fondanti della civiltà occidentale. Tra gli esponenti di spicco della comicità italiana, ma anche artista impegnato nel sociale, Paolo Ruffini porta in scena la sua esperienza personale a contatto con «tutti quei bambini che gli hanno insegnato a vedere ciò che non si vede»: nello spettacolo «c’è anche quel Dio – o forse Io, con una “D” tra parentesi – che ci abita ogni volta che scegliamo di non sprecare il nostro dolore». Nella sua indagine sul “Presente”, che rappresenta anche «un invito a fermarsi, a respirare, a ritrovarsi», l’artista suggerisce che si possa, nonostante tutto, ricreare una dimensione umana nel caos, provando «a scegliere la lentezza in un mondo che corre» e imparando di nuovo «a sentire, in un’epoca che urla», perché « tutto ciò che conta davvero non sta nello smartphone né in una valigia: sta in un abbraccio, in uno sguardo, in un attimo condiviso». “Presente” costituisce quindi una sottile ed (auto)ironica presa di coscienza ed assunzione di responsabilità, un tentativo di fermare il tempo, sia pure solo simbolicamente per riscoprire il piacere di stare insieme, per vivere e condividere le emozioni – come succede a teatro, nell’incontro tra artista e pubblico – nello spazio dell’hic et nunc, quel “qui ed ora” che si brucia in un istante, unico ed irripetibile, con le persone che ci stanno a cuore.





















