I paesaggi sonori di Perry Frank, le atmosfere riflessive e malinconiche di Douglas Dare, la voce intima ed eterea di Beth Orton: tre artisti accomunati dalla capacità di muoversi oltre i confini dei generi, tra elettronica, canzone d’autore e folk contemporaneo. Domani (venerdì 4) la terza serata del Karel Music Expo attraversa alcune delle diverse anime che convivono nella ventesima edizione del festival organizzato a Cagliari dalla cooperativa Vox Day con la direzione artistica di Davide Catinari.
A salire per primo sul palco del
Sarà poi la volta di Douglas Dare, uno degli artisti più attesi di questa ventesima edizione, che torna al KME quattro anni dopo il suo primo concerto a Cagliari. Voce, pianoforte ed elettronica sono gli strumenti attraverso i quali il cantautore britannico costruisce un universo intimo e riflessivo, dove amore, perdita, infanzia e senso di estraneità diventano materia musicale, in un continuo sfumare dei confini tra art-pop, musica classica contemporanea e minimalismo elettronico.
Dal debutto con “Whelm” nel 2014, passando per “Aforger” (2016) e “Milkteeth (2020), Douglas Dare ha sviluppato un linguaggio sempre più personale, approdato a “Omni”, il suo lavoro più recente, dove il lirismo della scrittura incontra nuove pulsazioni elettroniche. Una ricerca che trova una particolare dimensione dal vivo, come testimonia una lunga attività internazionale che lo ha portato su palchi prestigiosi, tra cui il Barbican e il Funkhaus di Berlino, e condividendo il palco con artisti come Nils Frahm, Ólafur Arnalds, Perfume Genius, Moses Sumney, Rufus Wainwright, Anna Calvi, Rival Consoles, Wild Beasts, José González, Patrick Wolf e Fink.
Dalla Gran Bretagna arriva anche Beth Orton una delle voci più riconoscibili della scena musicale d’Oltremanica. Una carriera iniziata nel 1996 con “Trailer Park” e proseguita con il successo internazionale di “Central Reservation” (1999), attraverso una continua ricerca che ha portato la cantautrice a intrecciare folk, jazz, elettronica e scrittura d’autore. Album come “Comfort of Strangers” (2006), prodotto da Jim O’Rourke, e “Kidsticks” (2016), fortemente orientato verso l’elettronica e in gran parte coprodotto dalla stessa Orton, hanno ulteriormente ampliato il suo universo musicale. Dopo “Weather Alive” del 2022, lo scorso 26 giugno è uscito “The Ground Above”, nuova tappa di un percorso nel quale ha incrociato, tra gli altri, musicisti come Terry Callier, Ben Harper, Everything But the Girl e Marc Ribot.





















