C”è anche Robert Del Naja, musicista della band dei Massive Attack, fra gli oltre 500 manifestanti propal fermati dalla polizia a Londra sabato durante un raduno pacifico convocato a Trafalgar Square per chiedere la revoca del divieto imposto al gruppo Palestine Action: gruppo noto per aver compiuto azioni illegali in passato, ma mai riconosciuto colpevole di atti di violenza, messo al bando l’anno scorso per “terrorismo” da un contestato provvedimento del governo laburista di Keir Starmer.
A confermarlo è lui stesso, in una dichiarazione diffusa dopo il rilascio su cauzione di queste ore e ripresa da Rolling Stone, sullo sfondo della polemica innescata dalla retata di massa di Scotland Yard: che ha ripreso ad adottare la strategia del pugno di ferro su qualunque manifestazione di solidarietà verso Palestine Action, anche da parte di persone non appartenenti all’organizzazione, facendosi scudo dietro il fatto che il bando resta in vigore in attesa di un ricorso presentato dal governo contro una recente sentenza di primo grado con cui – pure – la giustizia britannica ha dichiarato illegale e sproporzionato l’inserimento di questo gruppo nella lista nera delle organizzazioni riconosciute come terroristiche nel Regno Unito.
Del Naja ha bollato questa nuova raffica di fermi senza precedenti nel Regno – che ha coinvolto persone di età compresa fra i 18 e gli 87 anni, accusate di “violazione del Terrorism Act” solo per aver esibito cartelli con su scritto “Io condanno il genocidio, io difendo Palestine Action” – come “una follia totale”.
Un tentativo di “reprimere la legittima protesta contro il genocidio compiuto da Israele a Gaza”, ha detto.
Il musicista ha anche preso di mira la Bbc e altri media mainstream britannici, per la copertura a suo dire parziale di quanto accade in Medio Oriente e per “il rifiuto d’indicare per nome i responsabili di tante atrocità”.
Mentre ha lasciato intendere che la protesta continuerà, ribadendosi pronto a “pagare il prezzo di essere arrestato per qualche ora”.

















