È il giorno del ricovero di Papa Leone XIV al Policlinico Gemelli per la rimozione di un nodulo polmonare, come annunciato dallo stesso Pontefice alla fine dell’Angelus, domenica scorsa. Il Papa arriverà all’ospedale romano nella tarda mattinata di oggi, come fatto sapere dalla sala stampa della Santa Sede, l’intervento potrebbe essere effettuato già oggi, nel pomeriggio. La degenza post-operatoria dovrebbe durare una settimana. Sono sospese tutte le udienze papali fino a martedì 20 ottobre. Domenica scorsa all’Angelus Leone XIV ha rivelato che si sarebbe sottoposto a un intervento chirurgico per la rimozione di un nodulo al polmone, circoscritto in fase iniziale, emerso durante un controllo di routine.
Dell’annuncio fatto da Papa Leone XIV circa il suo ricovero al Gemelli di oggi “mi ha colpito la semplicità con cui ha condiviso questo momento, ringraziando per la ‘vicinanza spirituale’ e chiedendo la nostra preghiera. Una semplicità che ha colpito anche i non credenti”. Monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari, è il segretario generale della Cei, lo dice in un’intervista al ‘Corriere della Sera’. “Il Papa non ci ha dato solo una notizia: ci ha affidato un tratto della sua vita. La nostra prima risposta è essergli vicini con la preghiera”, aggiunge Baturi. Quella di Leone XIV, la scelta di comunicare la malattia all’Angelus, a tutti, “prima ancora che una scelta di comunicazione, è un gesto di fiducia. Ha parlato direttamente alle persone, rendendole partecipi di una prova che tante famiglie vivono- spiega il segretario generale della Cei- A Lourdes, pochi giorni fa, ha detto: ‘Qui la fragilità non viene nascosta, ma diventa luogo di un incontro sacro’. Il Papa, chiamato a confermare i fratelli nella fede, chiede di essere sostenuto: la Chiesa vive di questa reciprocità. Nessuno è così forte da non aver bisogno degli altri”. E rispetto allo stato d’animo del Pontefice “parlano i suoi impegni dei giorni scorsi. E la serenità con cui ha annunciato il ricovero. Meglio non interpretare a posteriori gesti o attribuire sentimenti che non ha espresso. Ora occorre accompagnarlo con affetto e discrezione, rispettando i tempi delle cure. La vicinanza non vuol dire conoscere ogni dettaglio, ma non lasciare solo chi è nella prova”, conclude Monsignor Giuseppe Baturi.




















