Si rinnova a Cagliari l’appuntamento con il Karel Music Expo, il festival di musica e cultura resistente ideato e organizzato dalla cooperativa Vox Day, che dal 2 al 5 settembre saluta la sua ventesima edizione nei consueti spazi del Lazzaretto, il centro culturale nel quartiere di Sant’Elia.
Dodici concerti in programma per un cartellone particolarmente ricco e variegato, in un mix di tradizione e avanguardia, radici e sperimentazione: protagonisti internazionali i norvegesi Kanaan, i britannici Douglas Dare e Beth Orton; ospiti nazionali i Ministri, SI! BOOM! VOILÀ!, i New Candys, l’italo-svizzero Raoul Moretti; di casa in Sardegna, invece, gli Elepharmers, Raffaele Matta, i King Howl, Perry Frank, Basaltic Plateau.
“Lune – Oltre i confini del suono” è il titolo che connota quest’anno il festival ribadendo la sua formula abituale: «Il KME da anni interpreta il dialogo tra musica, arte, tecnologie e territorio, trasformando la Sardegna in uno spazio di incontro tra culture e linguaggi contemporanei. La seconda tappa del percorso triennale 2025–2027, “Lune”, esplora la convivenza creativa nella diversità e la ridefinizione dei confini musicali come occasione di confronto e innovazione» sottolinea il direttore artistico Davide Catinari: «Il festival propone un viaggio tra tradizione e sperimentazione, radici locali e visioni internazionali, coinvolgendo artisti affermati e giovani produzioni in un percorso condiviso. Il KME si conferma così un laboratorio culturale capace di superare le distanze geografiche e artistiche, valorizzando le eccellenze del territorio e promuovendo una ricerca aperta, inclusiva e proiettata verso nuovi orizzonti sonori. La nostra missione è quella che questo festival rappresenta, creare occasioni di scoperta senza inseguire le tendenze. Da vent’anni il nostro obiettivo è sempre lo stesso: mettere al centro la musica del cuore, quella che unisce le persone, genera comunità e allarga lo sguardo sul mondo.»
- Su il sipario il 2 settembre
La ventesima edizione del Karel Music Expo prende il via mercoledì 2 settembre con l’ormai consueto concerto all’alba al Fortino di Sant’Ignazio, sul colle di Sant’Elia (ritrovo del pubblico alle 6 ai parcheggi della spiaggia di Calamosca): a salutare il sorgere del sole sul Golfo di Cagliari questa volta sarà Raoul Moretti, uno degli arpisti più innovativi della scena internazionale, dove conta più di mille concerti in venti Paesi diversi nell’arco dei venticinque anni del suo cammino artistico. Di formazione classica, il musicista italo-svizzero è tra i pionieri dell’arpa elettroacustica ed elettrica con live electronics su cui cui ha sviluppato uno stile personale che lo porta a dialogare con altri mondi musicali e forme d’arte, come testimonia anche il suo bagaglio di collaborazioni con artisti come, tra gli altri, Elisa, Paolo Fresu, Julia Kent e Beppe Dettori, con cui ha registrato tre album di successo, mentre sono quattro quelli di Raoul Moretti da solista.
La serata inaugurale si concentra tutta nella sala polifunzionale del Lazzaretto che ospita, a partire dalle 19, il chitarrista, compositore e sound artist Raffaele Matta con “This is Water“, un progetto performativo e installativo di ricerca sonora che esplora la dimensione acustica e simbolica degli elementi primari — acqua, aria, terra e fuoco — attraverso dispositivi sonori meccanici, pratiche elettroacustiche e improvvisazione. Al centro del lavoro c’è la chitarra elettrica, trasformata in corpo vibrante e strumento di relazione con la materia. L’interazione con archetti, oggetti estranei, feedback, voci filtrate e dispositivi analogici genera paesaggi sonori in continua trasformazione, tra composizione contemporanea, sound art e performance. Il progetto si sviluppa come un ambiente immersivo in cui musica, installazione e teatro sonoro convivono in una forma aperta e multisensoriale, indagando le relazioni tra spazio, memoria, tempo e fenomeno acustico.
“This is Water” è stato presentato in Giappone, Spagna, Polonia, Italia e Portogallo, all’interno di festival, spazi performativi e contesti dedicati alla ricerca sonora contemporanea.
- Il programma della seconda serata
Dalla sala polifunzionale, teatro della serata inaugurale, il 3 settembre i riflettori del KME si trasferiscono nella corte esterna del Lazzaretto, palco centrale per tutto il prosieguo del festival. A salirvi per primi, alle 20, saranno Guido Solinas (chitarre ritmiche, voce e basso), Andrea Cadeddu (chitarre soliste e ritmiche) e Damiano Fanti (batteria), ovvero gli Elepharmers, trio cagliaritano che fonde heavy psych, stoner, shoegaze e space rock. Attiva da anni sui palchi italiani ed europei, la band ha condiviso il palco con alcune delle principali formazioni della scena internazionale e partecipato a festival di riferimento del genere. Lo scorso ottobre gli Elepharmers hanno pubblicato il loro quarto album, “Western Wilderness“, presentato con un tour tra Italia, Svizzera, Germania, Olanda, Belgio e Francia, segnando un ritorno alle sonorità stoner e desert rock delle origini, dopo le esplorazioni space rock del precedente “Lords of Galaxia”.
Le sonorità stoner sapientemente miscelate con heavy boogie, hard rock, influenze blues e psichedeliche caratterizzano il sound di un’altra formazione cagliaritana, i King Howl, protagonisti del secondo atto della serata. Nata nel 2010, la band capitanata da Diego Pani alla voce e all’armonica con Marco Antagonista alla chitarra, Alessandro Cau al basso e Paolo Succu alla batteria, sin dagli esordi ha calcato palchi europei e di importanti festival. Dopo l’uscita del loro terzo album, “Homecoming” nel 2023, i King Howl sono stati particolarmente impegnati in diversi tour in Europa centrale, e sono ora al lavoro su un nuovo disco.
Arrivano dalla Norvegia i protagonisti del terzo set in programma il 3 settembre: i Kanaan, un power trio che si è affermato come una delle realtà più prolifiche e apprezzate della scena psichedelica e stoner scandinava degli ultimi anni. Nata dall’incontro di musicisti con un background jazzistico, la band fonde stoner rock, psichedelia, krautrock e improvvisazione in un sound potente e imprevedibile. Influenzati da Kyuss, Colour Haze, Sleep, Elder, Motorpsycho e Acid Mothers Temple, i Kanaan si distinguono per riff massicci, groove travolgenti e una grande libertà espressiva. Dal debutto nel 2018 hanno pubblicato otto album e calcato i palchi di tutta Europa, sia come headliner che come band di supporto.
A chiudere la seconda serata, i SI! BOOM! VOILÀ!, collettivo indie-rock nato l’anno scorso dall’incontro di cinque musicisti con percorsi artistici di rilievo: la bassista Roberta Sammarelli, già componente dei Verdena; Davide Lasala, chitarrista, produttore e fondatore dell’Edac Studio, fucina di dischi nazionali e internazionali; Giulio Ragno Favero, polistrumentista e produttore, figura centrale di One Dimensional Man e Il Teatro degli Orrori; la batterista Giulia Formica, già al fianco di Baustelle, Chiello, Colombre e Selton; e Michelangelo Mercuri, in arte N.A.I.P. (voce), performer e musicista capace di fondere canzone, elettronica e sperimentazione. Insieme danno vita a una musica intensa e viscerale, costruita su riff taglienti, ritmi pulsanti e improvvisazione, dove ogni brano nasce dall’interazione tra i musicisti e dall’energia del momento.
- Terza serata venerdì 4 settembre
Si apre alle 20, sempre nella Corte esterna del Lazzaretto, la terza serata del KME, venerdì 4 settembre: a salire per primo sul palco sarà Perry Frank, il progetto musicale del compositore e polistrumentista sardo Francesco Perra, autore di un universo sonoro che attraversa ambient, drone, post-rock ed elettronica. Le sue composizioni intrecciano chitarre dilatate, droni eterei, glitch e suggestioni del folklore sardo, dando vita a paesaggi sonori immersivi, meditativi e ricchi di sfumature emotive. Influenzato da Brian Eno, William Basinski, Fennesz, Harold Budd, Tim Hecker, Boards of Canada, Tycho e Robin Guthrie, Perry Frank ha costruito negli anni una solida discografia di album, EP e collaborazioni internazionali, affermandosi come un punto di riferimento per gli amanti della musica atmosferica e meditativa. Uscito il 30 gennaio scorso per l’etichetta statunitense Shady Ridge Records, il suo ultimo lavoro, “Scenario“, conferma un percorso artistico in continua evoluzione tra ricerca sonora e contemplazione.
È un gradito ritorno quello del secondo protagonista della serata: Douglas Dare. Dopo il suo memorabile concerto di quattro anni fa il pubblico del Karel Music Expo potrà nuovamente immergersi nelle atmosfere intime e riflessive che sono la cifra distintiva dell’artista inglese: pianoforte, voce, elettronica al servizio di un’anima di grande sensibilità, che racchiude nei brani la sua esperienza personale su temi universali, come l’amore, la perdita e l’infanzia, in cui la musica diventa rifugio e voce per chiunque si sia mai sentito insolito o fuori posto. Nel firmamento del cantautorato dal 2014, anno del suo esordio discografico con l’uscita di “Whelm“, seguito dal più cupo “Aforger” (2016), che ha pienamente rivelato le sue doti musicali, e l’etereo “Milkteeth” (2020), Douglas Dare ha firmato due anni fa il suo quarto album, “Omni“, in cui amplia la sua tavolozza sonora, miscelando il suo lirismo poetico con le pulsazioni dell’elettronica.
Conterranea di Douglas Dare, chiude la serata Beth Orton, una delle voci più intense e riconoscibili della musica britannica, tra le cantautrici che hanno saputo ridefinire il folk contemporaneo, fondendo scrittura d’autore, elettronica e atmosfere acustiche. Dal debutto con “Trailer Park” (1996), passando per il successo internazionale di “Central Reservation” (1999), ha costruito una carriera lunga quasi trent’anni, caratterizzata da una continua ricerca sonora e da una scrittura intima e profondamente evocativa. Dopo il grande successo di critica di “Weather Alive” (2022), Beth Orton ha firmato da pochissimo “The Ground Above”, pubblicato lo scorso 26 giugno. Autoprodotto e realizzato insieme a un gruppo di straordinari musicisti, il disco conferma la sua capacità di reinventarsi, ampliando ulteriormente un linguaggio che intreccia folk, jazz, elettronica e sperimentazione, e riaffermando il suo ruolo di protagonista della musica d’autore contemporanea. Tra le sue collaborazioni più importanti, quelle con Terry Callier, Ben Harper, Eveything But the Girl e Marc Ribot, tra gli altri.
- Sabato 5 settembre l’ultima serata
Fascinazioni psichedeliche, abrasive distorsioni noise e una base di stoner rock aprono alle 20 l’ultima serata del KME, con i Basaltic Plateau, trio isolano interamente strumentale che si pone come erede della scena alternativa degli anni ’90, portando sul palco un’esperienza musicale ipnotica e visionaria. Nati alla fine del 2023 dall’incontro tra Maurizio Cau (chitarre e synth), Marco Serra (basso) e Roberto Loscerbo (batteria), lo scorso ottobre i Basaltic Plateau hanno battezzato il loro album di debutto, “Dead Dinosaurs Echoes”, un viaggio sonoro attraverso le crepe del tempo e della coscienza, intrecciando riff granitici, texture dilatate e una forte componente evocativa.
Altri suoni e atmosfere nel set successivo con i New Candys, una delle più interessanti formazioni emerse dalla scena italiana con il suo sound che fonde la più oscura e trasgressiva filosofia del rock’n’roll con caratteristiche distorsioni melodiche. Fondata a Venezia nel 2008 dal cantautore e cantante-chitarrista Fernando Nuti insieme al bassista e tastierista Dario Lucchesi, e completata da Emanuele Zanardo alla chitarra solista e ai cori e da Francesco Sicchieri alla batteria e al campionatore, la band conta cinque album all’attivo: l’ultimo, “The Uncanny Extravaganza“, uscito l’anno scorso per Fuzz Club, segna una netta evoluzione nel sound del gruppo, fondendo le sue radici rock con influenze elettroniche e una produzione più sperimentale. Tra brani più abrasivi e momenti psichedelici e cinematografici, il disco conferma la natura versatile e imprevedibile del quartetto, con un immaginario spesso legato a Venezia e a temi surreali e acquatici. I New Candys si sono affermati come una delle live band più apprezzate dal pubblico internazionale grazie a un’intensa attività concertistica in Europa, Nord America, Australia e Nuova Zelanda che li ha portati a esibirsi in festival di rilievo, condividere il palco con artisti come The Brian Jonestown Massacre, The Dandy Warhols e The Black Angels, esibirsi in venue come L’Olympia di Parigi, la Roundhouse di Londra e l’Huxleys Neue Welt di Berlino, e registrare live session per KEXP e Jam In The Van.
Il compito di suggellare le quattro serate del Karel Music Expo al Lazzaretto spetterà ai Ministri, tra le band più solide e rappresentative del rock alternativo italiano. Nato a Milano nel 2006, il gruppo formato da Davide “Divi” Autelitano (voce e basso), Federico Dragogna (chitarra) e Michele Esposito (batteria), si è imposto fin dagli esordi con l’album “I Soldi Sono Finiti”, conquistando il pubblico grazie a un sound diretto, testi incisivi e un’energia dal vivo che diventa presto il loro marchio di fabbrica. Dopo la consacrazione con “Tempi Bui” (2009), la band costruisce un percorso coerente attraverso gli album successivi – “Fuori” (2010), “Per un Passato Migliore” (2013), “Cultura Generale” (2015), “Fidatevi” (2018), “Giuramenti” (2022) -, centinaia di concerti in Italia e in Europa e partecipazioni a importanti festival internazionali, distinguendosi per un rock potente e contemporaneo, capace di unire impatto sonoro, impegno civile e una grande forza espressiva sul palco. Lo scorso settembre, i Ministri hanno firmato l’ottavo album, “Aurora Popolare”, seguito da un tour nei club italiani e dal recente ep “Canzoni Ombra” (uscito il 29 maggio), confermandosi tra le realtà più solide e longeve della scena rock nazionale.




















