Nazionale a testa alta. E Zidane, di nuovo, col capo chino dinanzi all’Italia. Uno a uno a Parigi: mezzo oltraggio alla Francia, mezzo viaggio al termine della notte azzurra. La Nations League fa giustizia riparatoria: riporta il nostro calcio dove non credeva d’essere più. Brutti (con il Belgio), belli (in Turchia), cattivi con la Francia. La partita dell’equilibrio evocato, la monetina che si ferma di taglio sull’erba: testa e croce, un’x deliziosa.
Una pietra preziosa di Olise, e la toppa operaia di Bastoni: tutto nel secondo tempo. La cronaca della partita è nei nomi. L’Italia chiude due storie in un colpo solo: quella ventennale, remota, ormai pop, dell’incornata a Materazzi che ancora oggi rinfacciano a Zidane da ct, e quella recentissima: il trauma tutto nostro, intimo, del terzo Mondiale da spettatori. Serviva un evento, un Francitalia brand indeformabile del vecchio calcio europeo, per assumere Mancini definitivamente. Periodo di prova finito, mentre chi l’ha messo lì, Malagò, affronterà il suo processo burocratico martedì prossimo. La Federcalcio trema, l’Italia non più.
Nel tête-à-tête con Zidane Mancini ridefinisce il suo momento, portando in dote persino il rimpianto di una vittoria che poteva essere e non è stata. Perché sarebbe stato 1-0 dopo soli 8 minuti, se Kean non avesse deciso di consegnarsi al rammarico tirando su Maignan già battuto, dopo un assist chirurgico di Kayode. La traversa di Olise su un cross deviato, una decina di minuti dopo, è solo una premonizione.
Come è un caso che al 40’ Frattesi trovi una gamba di troppo in traiettoria per il gol. Il gol che non arriva sull’angolo susseguente, smanacciato da Maignan, un attimo prima che Kean la butti dentro ormai in fuorigioco. Non è il dominio che tutti s’aspettavano: Doué e Olise vengono persino avvistati in un’oscura retroguardia da terzini. Una vibrazione, più che una scossa.
La Francia redistribuisce i meriti appena riparte il match dopo l’intervallo, con Donnarumma che blocca Doué e poi Dembelé, e poi i fischi che i suoi vecchi tifosi del Psg non gli risparmiano. Eccolo il numero uno azzurro, che un minuto dopo – per completezza – para anche su Olise. Ma Olise al minuto 55′ dice basta: la sua punizione scheggia la traversa all’altezza del sette. E’ un gol che pare innescarne altri, il piano s’inclina sotto il peso dei campioni. E invece un quarto d’ora dopo Bastoni raccoglie i frutti di un brutto errore di Da Cunha in fase d’impostazione e fa l’1-1.
A partita sbloccata, la Francia attacca, l’Italia rintuzza e riparte. Donnarumma s’impone. L’Italia rischia persino di vincerla, nel finale, come di perderla. Camavinga esulta a tempo scaduto, ma c’è un portiere italiano a difesa dell’ultimo confine. Al 92′ l’arbitro non se la sente di fischiare un rigore che rigore non è nemmeno per il Var. La classifica è un dettaglio, la retrocessione un incubo in rotta. Il pareggio è un lieto fine. Per l’Italia pare tanto un nuovo inizio.




















