Bologna è il capoluogo di regione italiano con la più alta percentuale di laureati: nel 2024 il 33% della popolazione residente di almeno 9 anni possiede un titolo di studio universitario, oltre il doppio rispetto al resto dell’Emilia-Romagna e 15 punti percentuali sopra la media nazionale.
È quanto emerge dal rapporto Istat ‘Storie di dati – Le trasformazioni delle regioni italiane’ che ricostruisce l’evoluzione demografica, economica e sociale del territorio dall’Unità d’Italia a oggi.
Nel capoluogo emiliano la quota complessiva di diplomati e laureati è passata da meno del 10% nel 1951 a oltre il 67% nel 2024.
Una trasformazione accompagnata da profondi cambiamenti economici: mentre nel secondo dopoguerra Bologna aveva una forte vocazione industriale, oggi quasi l’84% degli occupati lavora nel settore dei servizi.
Anche la popolazione cittadina è cambiata. Dai circa 117mila abitanti del 1871 Bologna ha raggiunto quasi mezzo milione di residenti nel 1971, perdendone poi circa 120mila nei trent’anni successivi, mentre i comuni della cintura sono cresciuti di oltre 160mila unità. Oggi il capoluogo conta circa 390mila abitanti, meno del 9% della popolazione regionale. Il rapporto evidenzia inoltre come l’Emilia-Romagna, con quasi 4,5 milioni di residenti nel 2024, continui a crescere demograficamente grazie all’immigrazione, che compensa il saldo naturale negativo. La speranza di vita è salita dai 73,2 anni del 1974 agli 84,2 del 2025, collocando la regione tra le più longeve d’Italia. Sul fronte economico, il Pil pro capite regionale supera di quasi un quinto la media italiana, mentre l’industria continua a impiegare quasi il 30% degli addetti, cinque punti percentuali in più rispetto al dato nazionale. L’occupazione, sostenuta soprattutto dalla crescita della componente femminile, resta superiore alla media italiana. Infine, secondo l’indice Istat di fragilità comunale riferito al 2022, l’81% della popolazione emiliano-romagnola vive in comuni a fragilità minima, percentuale che sale al 92% includendo quelli a fragilità bassa, contro il 45% nazionale per la sola fascia minima. Anche Bologna rientra tra i comuni con i livelli più bassi di fragilità.





















