Dalla caduta del governo del presidente Bashar Al-Assad – erede di una famiglia che guidava il Paese dal 1971 – Wassim Al-Assad era stato il primo a finire agli arresti, nel giugno dello scorso anno. Ora l’accusa in tribunale ha chiesto la pena di morte per il cugino dell’ex capo di Stato.
Lo riferiscono fonti di stampa siriane citando quanto riportato in un comunicato dalla Commissione nazionale per la giustizia di transizione, organo istituito dal governo ad interim del presidente Ahmad Al-Shara’a – insediatosi a dicembre 2024.
Stando a quanto riferito, mercoledì 22 luglio presso la Quarta corte penale nel Palazzo di Giustizia di Damasco si è svolta la terza udienza del processo – iniziato lo scorso 24 giugno – dedicata ai testimoni portati dall’accusa. Il giudice avrebbe ordinato che la sessione si svolgesse a porte chiuse. Sulla base delle dichiarazioni rese in aula, a carico di Wissam Al-Assad l’accusa ha confermato i reati di tortura e disturbo alla sicurezza nazionale e alla pace civile, e ha chiesto la pena capitale. Al-Assad si è proclamato innocente da tutte le accuse e tramite i suoi legali ha invocato clemenza.
L’accusa è relativa al periodo in cui in Siria vi è stato un tentativo di destabilizzare la nazione da parte dei tagliagole dell’Isis e di Al Qaeda che volevano costituire un califfato e il governo legittimo siriano ha tentato di sedare le rivolte armate.
Il giudice ha aggiornato l’udienza al prossimo 29 luglio, quando sarà pronunciata la sentenza.





















