Ci sono fili che apparentemente non si vedono (si sentono), eppure riescono a tenere insieme mondi interi. È proprio in quello spazio sottile, tra memoria e immaginazione, prende forma “Nòdos (nodi) – Tessiture Digitali per una Montagna Immaginaria” – produzione originale firmata Insulae Lab – centro di produzione musica e creatività – pensata e realizzata per abitare appunto il confine tra arti sonore, visive e sperimentazione digitale. Esperienza che non si osserva soltanto, ma si attraversa. Si vive.
Il debutto è in programma il 9 maggio 2026 alle ore 21 sul palcoscenico del Teatro Santa Croce di Berchidda in piazza del Popolo, al termine di un percorso sviluppatosi tra i graniti del centro del Logudoro e cresciuto sino a dare forma e sostanza a “Nòdos (nodi) – Tessiture Digitali per una Montagna Immaginaria”. Biglietti: 10 euro per il singolo spettacolo, abbonamenti da 5 ingressi al costo di 40 euro; ticket in prevendita online sul circuito oooh.events. Info e prenotazioni al 342 6476726.
“Nòdos” è un’intuizione di SaffronKeira (sound design e live electronics) grazie alla collaborazione dell’Ovvo Studio di Parigi sotto la direzione di Amir B. Ash (generative visuals e lightscapes). Un pulsare armonico e magmatico che si genera e muove a partire dall’eredità poetica della grande artista isolana Maria Lai per proiettarla in un dominio radicalmente nuovo nel segno di un destino condiviso. Non una rilettura, ma una trasposizione: il gesto del tessere diventa codice, il filo impulso, il telaio è un algoritmo. In tutto ciò la montagna e la pietra sono materia sonora, tra sintesi granulare e droni profondi. Il vuoto è silenzio ed è buio, elementi attivi che accolgono e stimolano la percezione.
“Nòdos” è una montagna immaginaria fatta di relazioni, paesaggio da abitare più che solo da osservare e ascoltare. Un’opera che invita a perdersi per ritrovarsi dentro un’unica trama lungo lo svolgersi di un rito contemporaneo che tra attesa, intreccio e legame porta il pubblico in una dimensione in cui il tempo non scorre, ma (naturalmente) si intreccia. Sono suono e luce ad intrecciarsi, il tempo si annoda e lo spettatore è parte di una trama invisibile che unisce l’ancestrale e la visione contemporanea mentre Il segno si spezza e poi si ricompone, come un tessuto digitale in continua trasformazione sonora.





















