“Anche quest’anno celebriamo il Primo Maggio in una Sardegna caratterizzata da un mercato del lavoro in affanno e un contesto economico e produttivo che risente sia delle prolungate e irrisolte crisi industriali, sia del costo dell’energia e dei ritardi nella definizione del modello energetico regionale, sia degli effetti negativi legati all’insularità”.
Lo ha detto il segretario generale della Cgil sarda, Fausto Durante, che nel giorno della festa dei lavoratori parteciperà all’iniziativa organizzata dalla Cgil e dallo Spi della Sardegna Sud Occidentale a Villacidro, a partire dalle 10.30 a San Sisinnio, alla quale sarà presente anche il segretario nazionale Spi Stefano Landini.
Per Durante “la Sardegna ha bisogno di interventi in grado di far ripartire l’industria e le produzioni del settore secondario, così come di valorizzare e qualificare le tradizionali attività nel settore agricolo e del terziario, del turismo e dei servizi”.
E insieme a questo “occorre puntare sul lavoro di qualità – non instabile, non precario, solo stagionale o scarsamente retribuito – come elemento per rendere vivace e dinamico il mercato del lavoro e per offrire ragioni di restare ai tanti sardi, di ogni età ma soprattutto giovani e istruiti, che ogni anno sono costretti a emigrare in cerca di opportunità altrove”.
La Cgil ribadisce l’urgenza di procedere in modo spedito nella realizzazione degli obiettivi definiti nel Dpcm Sardegna a proposito della dorsale del metano, per incoraggiare la ripresa e il rilancio del sistema produttivo da Nord a Sud dell’Isola.
Resta ancora insoluta la ripartenza delle produzioni strategiche di metalli non ferrosi nel Sulcis e va affrontato con nuovo impegno il tema della chimica verde e del rilancio delle produzioni nel polo industriale di Porto Torres. “Su queste situazioni, come sulle altre realtà industriali che vivono situazioni critiche, come ad esempio l’industria della ceramica e quella del sughero – sottolinea il segretario – l’attenzione non può essere rivolta solo agli ammortizzatori sociali e alla cassa integrazione ma a interventi di politica industriale che creino le condizioni di un nuovo sviluppo economico”.






















