Trecento bambini e adolescenti uccisi in 300 giorni. Uno al giorno dall’ottobre 2025, in un tempo che avrebbe dovuto essere di sospensione dei combattimenti. E invece a Gaza i bambini continuano a morire. Quelli che sopravvivono tra malnutrizione, malattia, acqua sporca e cure inesistenti «stanno ancora aspettando la fine della violenza che era stata loro promessa». È in nome di questa promessa che Avvenire ha rilanciato la proposta di Eugenio Mazzarella, docente di Filosofia alla Federico II di Napoli, di candidare i bambini di Gaza al premio Nobel per la pace. Una iniziativa potente per urlare: «Basta. Se avete carità, basta voi che uccidete. Basta voi che mentite. Basta voi che non fate niente. Basta se ancora siete qualcosa che somiglia a un uomo». La proposta ha avuto circolazione soprattutto sui social e ha suscitato molto interesse, tanto da essere sottoscritta da centinaia di persone (parte delle adesioni sono pubblicate qui di seguito, si può aderire scrivendo a [email protected]), da Massimo Cacciari a Francesca Izzo, da Luigi Manconi a Stefano Zamagni. Anche Elly Schlein, segretaria del Pd, ha aderito nella giornata di domenica all’invito lanciato sul nostro giornale. «Non dobbiamo far cadere il silenzio su Gaza e sulla situazione drammatica dei minori» ha sottolineato la leader democratica, ricordando che «non sono mai arrivati tutti gli aiuti umanitari necessari ai palestinesi e la fame viene usata come arma di guerra».
Una voce autorevole di sostegno arriva poi da Gerusalemme: «I bambini di Gaza sono i testimoni silenziosi del bisogno di pace, un diritto essenziale negato a chi ha dovuto sopportare mancanze, dolori, perdite devastanti», scrive ad Avvenire il frate francescano Ibrahim Faltas, direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa. «Riconoscere ai bambini di Gaza il premio Nobel per la pace significa dare ancora valore alla parola pace, significa fermare nella storia i diritto alla memoria per i bambini che non potranno diventare adulti e il diritto a un futuro di pace per chi è sopravvissuto all’orrore e all’odio». Non ci sono solo i bambini di Gaza tra le vittime innocenti delle guerre: ci sono i bambini israeliani uccisi nel raid sanguinario di Hamas del 7 ottobre 2023 e quelli che sono morti successivamente nelle prigioni dei terroristi. Sono i bambini ucraini e quelli russi, sono i piccoli iraniani e sudanesi. L’infanzia in guerra, tutta e di tutti i tempi, si può riconoscere nella candidatura al Nobel. Perché quello che è vero a Gaza – la sofferenza innocente, il diritto di ogni bambino di essere amato e protetto e di non diventare bersaglio inerme dell’odio e della violenza degli adulti -, vale ovunque nel mondo e in qualunque epoca storica. Ma c’è un di più, oggi: ci sono i numeri. Ci sono i 300 bambini e adolescenti palestinesi morti in 300 giorni di tregua, uno al giorno, a cui si possono aggiungere i 21mila che hanno perso la vita a causa dei bombardamenti e delle azioni militari israeliani successive al 7 ottobre 2023. E le decine di migliaia di bambini feriti, mutilati, sfollati, resi orfani. Anche sui mattoni del loro dolore dovrò nascere la consapevolezza che la guerra non risolve nulla, la pace tutto.
La prima ad avanzare la candidatura dei bambini di Gaza al Nobel per la pace fu, esattamente un anno fa, l’associazione “L’isola che non c’è” di Latiano, Brindisi, che la presentò in Senato. Da allora la proposta ha raccolto decine di adesioni, tra le quali si annoverano numerosi sindaci pugliesi. Ora la stessa iniziativa viene rilanciata da un nutrito gruppo di intellettuali di tutta Italia. E, si badi bene, non si tratta solo di una provocazione o di un fatto simbolico. O, almeno, non del tutto. Perché se è vero che un professore universitario – qual è Mazzarella – può a norma di regolamento avanzare una candidatura al Comitato norvegese (articolo 5), è altrettanto vero che il Nobel, in virtù del suo essere corredato da un cospicuo assegno, può essere attribuito solo a persone in carne e ossa o a organizzazioni che ne facciano buon uso, non a un intero popolo. Si tratta però di un ostacolo superabile: nel 2025 Cristina Machado fu insignita del Premio Nobel per il suo impegno politico e civile a favore dei diritti del popolo venezuelano. Dunque, perché no? «Riconoscere il sacrificio dei bambini di Gaza è un atto di verità e di giustizia – scrive ancora padre Faltas -. Riconoscerlo nel tempo con il premio Nobel sarà il segno indelebile di chi crede fermamente nella pace».